ic_dipuglio_25 S. Nicola e donatori
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S. Nicola e donatori. XIV sec.
Tempera su tavola coperta da riza in argento, cm. 140 x 128. Bari, Basilica di S. Nicola. Restauri: 1966, Soprintendenza di Bari (Cesare Franco, Michele Giove).
Iscrizioni: al lato della testa del Cristo, in cartiglio rosso: IC XC; ai lati della testa del Santo, su fondo azzurro: S(vja)ty Nikola; ai lati della Vergine, su fondo rosso: MP THY; nei riquadri dietro le teste dei sovrani: ST ZEML Stef(a)n Uros po m(I)lostI b(o)zijei kral usjech Srbskich i pomorskich zeml. [Stefan Uros, per grazia di Dio re di tutti i Serbi e dei paesi costieri]. Dono dei re serbi alla Basilica barese, e stata dal Cioffari identificata con l'icona descritta al n. 575 dell'inventario del 1361, nel quale e descritta come gia ricoperta dalla riza e collocata nella cripta, vicino all'altare. Ma nella descrizione della cripta fatta dall'Adorno (1470-71) (Porsia 1988, pp. 188-191) non si fa menzione dell'icona, che nell'inventario del 1578 risulta trasferita nella chiesa superiore, con esplicito riferi-mento alle immagini dei donatori "re Oro-sio et sua moglie". Venerata per secoli come vera effigici del santo e piu volte riprodotta, l'icona e coperta da una preziosa riza realizzata in filigrana d'argento dorato, ritenuta erroneamente dal Barbier de Mon-tault opera degli orefici siciliani di origine greca Ruggero de Juria e Roberto de Baro-Io. La tavola raffigura il santo, in abiti vescovili, con il capo scoperto, a braccia allargate, benedicente alla greca, con il Vangelo nella sinistra. Negli angoli superiori le figure del Cristo e della Vergine, nell'atto di restituirgli le insegne vescovili. Ai piedi, in scala ridotta, i due sovrani in preghiera. Il restauro del 1966, oltre a permettere la lettura integrale della tavola, ne ha evidenziato le diverse redazioni. La prima stesura mostra le figure in scala diversa. Piu piccolo il santo, rappresentato con entrambe le mani sul petto, l'una benedicente e l'altra con il Vangelo. Ai lati della testa, le figure della Vergine e del Cristo sono di dimensioni maggiori rispetto alla redazione piu tarda, in un completo ribaltamento proporzionale. I due donatori, a mezzo busto, avevano sul capo una iscrizione votiva. Nella redazione successiva, i due sovrani vengono rappresentati a figura intera e coprono l'iscrizione dedicatoria; il Cristo e la Vergine, rimpiccioliti, rientrano negli angoli della cornice. La testa del santo, piu volte ripresa (la radiografia ha evidenziato tre redazioni), nulla ha conservato della versione originaria. II dibattito critico che ha interessato la tavola, parzialmente visibile perche ricoperta dalla riza, si e imperniato essenzialmente sulla identificazione dei donatori. Il Bo-skovic vi riconosceva il re serbo Decanski e una delle sue mogli. La Tomic De Muro, sulla scorta delle indicazioni del Beatillo, identificava, nei sovrani, Milutin e sua moglie Simonida, e attribuiva a Decanski il rivestimento argenteo. Il Mijovic, pur pubblicando una fotografia dell'icona senza la riza, non si poneva il problema delle due stesure, riconosceva nel committente Stefano Decanski e assegnava l'opera a pittori greci di Kotor, datandola al 1321. Il Cioffari ha di recente affrontato il problema su base storica, concludendo, anche con l'aiuto delle iscrizioni dedicatorie, che nei due devoti sovrani debbano riconoscersi Uros II Milutin e sua moglie Simonida. La Calo Mariani, concordando col Cioffari, ritiene plausibile riferire il rivestimento in filigrana a Decanski. Cio qualificherebbe la tavola come un vero e proprio palinsesto contenente "un'eccezionale pagina di storia, avendo registrato il mutare della formula iconografica del Santo e, forse, il suecedersi di due sovrani". Rinviando alla studiosa per l'analisi critica del manufatto, e qui utile ricordare come, affrontando l'analisi stilistica delle due redazioni, ella abbia per prima giustamente indicato, come ipotesi di ricerca, gli affreschi di Studenica, soprattutto in relazione alla redazione piu antica della Vergine, per "la veste fittamente solcata di lumeggiature, il volto e il collo tornito, dall'incarnato reso con pennellate fuse, le mani affusolate". E come la redazione piu tarda "del volto pieno modellato con pennellate a strie, le mani corte, la minore importanza assegnata al disegno, sembra richiamare i modi di Grecanica". Bibliografia; Beatillo 1620, p. 960; Barbier de Montault 1884, pp. 71-72; Rogadeo 1903, p. 27, dis. a penna p. 17; Carabelle-se 1909, p. 131; Van Marle, V, 1925, p. 384; Boskovic 1937, pp. 55-58; De Bria-lon 1946, pp. 122-125; Radojcic 1966, p. 26; Tomic De Muro 1966; Ead. 1970; AA.VV. 1970, pp. 275-281; Milose-vic-Tatic 1970, p. 39; Mijovic 1980; Ciof-fari 1981; Milano 1982, p. 134; Chatzidakis-Babic 1983, p. 138, fig. 157; Belli D'Elia 1985, pp. 135-137, ff. 201-202; Calo Mariani 1987, pp. 103-106, figg. 62-63. (M.M.L.) |


