ic_dipuglio_29 Madonna di Costantinopoli

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Madonna che allatta il Bambino (Madonna di Costantinopoli). Fine XIV sec.

 

 

Tempera su tavola, cm. 81 x 59. Mola di Bari (Bari), Collegiata di S. Nicola. Restauri: 1974, Erminia Abbinante Franco.

 

Fonti documentarie attestano gia dal 1570 il gran culto e la devozione per questa Vergine, protettrice della citta, invocata come Madonna di Costantinopoli e ancora oggi collocata sul fastoso altare seicentesco nella navata sinistra della chiesa Matrice (Lasalan-dra).

L'icona raffigura la Vergine in atto di reggere tra le braccia, quasi cullandolo, il Bambino che, mentre poppa, stringe tra le manine un seno. Assai vivace l'impostazione cromatica, giocata sui toni squillanti del rosso aranciato (veste e cuffia della Madonna, drappo tra le sue mani, himation del Bambino), dell'azzurro vivo del maphorion, in pura azzurrite, e dell'oro che investe il fondo, le decorazioni dell'ampio manto (le bordure, l'alta frangia "a conchiglia", le tre stelle simbolo delle tre verginita), le sottili lumeggiature del chitone. Dorata anche la cornice lignea, intagliata a foglie di lauro e circondata da eleganti volute a fogliame tra cui spicca, in basso, un cherubino. Il fondo d'oro reca inciso un reticolo regolare stampigliato di crocette con le estremita dei bracci gigliate, su cui SI stagliano i nimbi, anch'essi incisi da minuti girali vegetali.

Gia nota alla storiografia locale (De San-tis), la tavola e stata pubblicata dal Garri-son nei suoi Addenda (1951) con una datazione ai primi del secolo XIV e accostata alle piu note Madonne di Pulsano (cat. n. 5) e di Corsignano (cat. n. 10), rappresentative di un "progressivo stadio verso l'incipiente decadenza". In piu, sottolineando l'eccezionaiita del tema iconografico, assente dalla restante produzione pugliese da cavalietto, lo stesso proponeva, per la variante della posa del Bambino tenuto tra le braccia della Madre e che da solo si attacca al suo seno, diretti confronti con esemplari di quella scuola che defini genericamente "adriatica" in quanto "it is not yet possi-ble to fix beyond a doubt the precise cen-teror centers of production" (1949, p. 11, nn. 79, 286, 315, 346). Concordando sostanzialmente sulla datazione e sulla collocazione dell'icona tra i prodotti diffusi lungo il litorale adriatico, Il D'Elia ha suggerito piu stretti riferimenti con altri esemplari pugliesi – le tavole di Ripalta (cat- n. 14) e Canosa (cat. n. 7) - "di cui parrebbe derivazione trecentesca piuttosto tarda" (1964); o anche una probabile derivazione campana, cui rinvierebbero i pomelli rossi sulle guance della Vergine (P. e M. D'Elia). Piu di recente il Pace, ribadendo l'unicita del tipo iconografico per il quale propone un accostamento alla Galaktotropbousa di Aversa, ha proposto di inserire la nostra Madonna, insieme al Crocifisso di Tremiti, lungo una linea di sviluppo "bizantina" (o "bizantino-cip rio -ta"), segnatamente individuata dalle icone di Andria (cat. n. 3), Grottaferrata e Monopoli (cat. n. 18).

Il tema, presente in area meridionale in svariati esemplari su tavola – si vedano la Madonna del Pileria nel Duomo di Cosenza, la gia citata Vergine della chiesa di S. Francesco ad Aversa, quella della chiesa del cimitero a Montereale e, ancora, le tavole del Museo di Montevergine e del Museo del Duomo di Gaeta –, e invece assente nella produzione pugliese, se non si vuole considerare l'icona gia nella chiesa di S. Chiara a Bari (cat. n. 38), salvo in pochi esemplari ad affresco m contesti ipogei e non – nella cripta di S. Margherita a Mottola, nella chiesa di S. Antonio Abate a Montesantan-gelo, nella chiesa di S. Nicola dell'Ospedale a Bitonto sino alle due raffigurazioni, pregne di suggestioni ormai dichiaratamente gotiche, nel S. Sepolcro di Barletta –. In tutti gli esempi citati la Vergine aiuta sempre il Bambino a poppare. La variante iconografica qui considerata si ritrova invece in pochi episodi tutti databili al maturo Trecento: su uno dei pilastri compositi della chiesa di S. Maria del Buonconsiglio a Bari, nella cripta di S. Antonio del Fuoco a Laterza, nella cripta della Pavana a Veglie, dove la monumentale protoquattrocentesca Vergine in trono e angeli parrebbe l'immagine piu prossima all'icona di Mola nella posa del Bambino quasi cullato dalla Vergine.

D'altra parte, se pure si ravvisa memoria di un gusto ancora tardogotico nella cromia tersa e preziosa, nella grazia elegante dei risvolti del maphorion, nella minuziosa calligrafia delle ciocche rigonfie del Bambino, alcune peculiarita ci inducono a proporre per questa icona una datazione piu tardiva.

La tavola, infatti, benche di modeste dimensioni, denuncia una dichiarata monu-mentalita nella riduzione del campo d'oro, nella generale impostazione ferma e accurata delle due figure, nel senso di volumetria "a tutto tondo" delle profonde pieghe dei manti che evidenziano corpi solidi e ben modellati, nella scansione dei piani in profondita, nella studiata costruzione lineare. Essa ci sembra quindi assegnabile a un artefice di formazione propriamente occidentale che volutamente ripropone, forse in connessione con precise istanze devozionali, tipologie e repertori arcaici, delle piu antiche e venerate Madonne pugliesi, ma li trasfonde, diversamente dai "madonneri" (anzi, operando in senso inverso) in un'articolazione compositiva e in modi figurativi che possono far pensare a una datazione tarda, ormai quattrocentesca.

Bibliografia: G. De Santis 1880, p. 133; Lu-ceri e. 1930; Garrison 1951 b, pp. 301-302, fig. 16; D'Elia in Bari 1964, p. 39, fig. 43; Uva 1964; P. e M. D'Elia 1969, scheda n. 39; Castellano 1973, p. 18; Lasalandra 1978, p. 61; Pace 1982 a, p. 190, nota 30; Santamaria Mannino 1983, p. 491; Pace 1985 a, p. 271.

(R.L.R.)

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