ic_dipuglio_31 Madonna della Passione

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Madonna della Passione ira S. Giovanni Teologo e S. Nicola da Bari. Andrea Rizo da Candia.

 

 

 

 

Tempera su tavola (trittico), cm. 89 x 188. Bari, Basilica di S. Nicola. Restauri: 1932, Soprintendenza di Bari. Iscrizioni: Nel riquadro a sinistra: in alto, a sin. e a des.: [In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e Dio era il Verbo...

 

Nel riquadro centrale: MHP GY / IC XC. A destra del Bambino: Qui primo candidissime gau/dium indixit prehindicat/ nu(n)c passionis signacula car/nem vero XPS mor-talern indutus / timensque letum talia pa/vet cernendo.

Nel riquadro a destra: in alto, a sin. e a des. O AF. NIKOЛAOC.*

Il trittico si trovava in origine sull'altare della Croce, di patronato della famiglia Incuria, collocato alla fine della navata destra, all'altezza del grande triforio. "Nel loco del altare della Croce, appresso il Choro", nel 1570 Ludovico Incuria otterra di poter costruire una cappella "per farsi il deposito" (documento n. 41 in I segni 1984). Nel 1618, durante la sua visita, il priore Fabio Grisone descrive "altare SS.mi Crucifissi quod in ingressu chori ex sinistra parte si-tum est". Su di esso e un Crocifisso scolpito, ai cui piedi e l'"icona antiqua Beatae Mariae, Sancti Nicolai et alterius santi, auro ornata", da identificarsi col nostro trittico (in Lupoli Tateo). Passato in seguito nel Palazzo Priorile, dove lo vide il Barbier de Montault, esso e attualmente collocato dinanzi all'abside destra, su un altarino trecentesco.

La tavola, che presenta un bordo rilevato lungo il perimetro esterno nonche due risalti verticali che l'articolano in forma di trittico, mostra al centro la Madonna della Passione {flavayttt TOV Tradovs), che regge sul braccio sinistro il Bambino. Questi, voltosi verso l'arcangelo Gabriele, che gli mostra gli strumenti della Passione (croce e corona di spine), preso dal terrore afferra con entrambe le mani la destra della Madre, lasciando cadere nel brusco movimento il sandalo dal piedino. A sinistra, in alto, l'arcangelo Michele mostra la lancia, la spugna e l'aceto.

Nello scomparto di sinistra e S. Giovanni Teologo, di tre quarti, che sostiene con entrambe le mani Il Vangelo semiaperto, stringendo al petto calamo e calamaio. A destra S. Nicola da Bari, in posizione frontale, con indosso casula e omophorion, sostiene il Vangelo con la mano sinistra velata, mentre con la destra benedice alla greca. Citato di sfuggita dalla storiografia locale e attribuito dal Nitti DI Vito a Vitale da Bologna, il trittico e da tempo quasi concordemente considerato, nonostante la mancanza della firma, un autografo di Ri-zo da Candia, cui spetta la codificazione (se non l'invenzione) del tipo iconografico della Madonna della Passione, gia riscontrabile a Creta in affreschi del XII secolo. Il riquadro centrale, in particolare, e quasi esattamente sovrapponitele alle tavole, firmate, del Museo Bandira di Fiesole, della Galleria Nazionale di Parma e della chiesa di S. Biagio a Ston (Dalmazia) e identico all'icona venerata nella chiesa di S. Maria in Vado a Ferrara che, segnalata dal Cat-tapan (1973, p. 273), e con tutta evidenza opera autografa di Rizo. Del trittico barese va apprezzata la perfezione della tecnica pittorica, che si esprime nella morbidezza dei passaggi chiaroscurali degli incarnati color terracotta, segnati da finissime lumeggiature biancastre; nella fermezza del disegno; nel fulgore del colore, che assume durezze metamerie (oggi un po' velate dal tempo); nella straordinaria cura prestata alla resa delle sottilissime crisografie e delle aureole bulinate, simili a quelle dell'icona parmense gia citata. Il Cattapan asserisce di aver letto, nello scomparto raffigurante S, Giovanni Teolo-go,ladata 1451, attualmente (se mai lo fu) non visibile, ma che comunque non dovrebbe discostarsi molto dall'epoca di esecuzione del trittico.

Bibliografia: Barbier de Montault 1884, p. 100; Carabellese 1909, foto a p. 132; Rotondo 1929, n. 30, p. 5; Bettini 1933, p. 22, nota 2; Van Marle, V, 1925, p. 384; Nitti Di Vito, 1939, p. 45; M. D'Elia in Bari 1964, pp. 100-101; Calo 1966, p. 12; Gouma Peterson 1968, p. 82; Cattapan 1968, p. 32; Calo 1968, pp. 18-19; Calo 1969, pp. 20-21; Cattapan 1972 b, p. 214; Gouma Peterson 1972, pp. 18-21; Cattapan 1973, pp. 269-270; Chatzidakis 1974 a, p. 178, nota 28; Id. 1974 b, p. 102, nota 1; Rizzi 1976, p. 12; Bianco Fiorin 1975, p. 9; Cattapan 1977, p. 249; Chatzidakis 1977 a, tav. 203 a; Guida Tei Puglia 1978, p. 94; Milano 1982, pp. 131-134; Lupoli Tateo 1985, p. 35 e p. 62; Belli D'Elia 1985, p. 112 e p. 173; Calo Mariani 1987, p. 110.

* A eccezione delle schede n. 54 e n. 61, le iscrizioni delle icone d'ora in avanti riportate sono state trascritte e tradotte da Giara Gelao.

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