ic_dipuglio_34 Madonna in trono
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Madonna in trono con Bambino (Madonna di Costantinopoli). Angelo Bizamano.
Tempera su tavola, cm. 67 x 50. BiscegHe (Bari), Chiesa di S. Matteo.
La tavola, che si trova sul secondo altare a sinistra della chiesa – eretta nel 1090 e completamente ricostruita nel 1628 – fu commissionata dalla Confraternita di S. Maria di Costantinopoli, gia insediata nel primitivo edificio. In primo piano e la Vergine, seduta su un basso e largo trono privo di schienale. Essa indossa tunica blu segnata da sottili crisografie e maphorion rosso vivo, ornato da fregi vegetali dorati, che le copre anche i capelli, avvolti dal velum trasparente. Regge sulle ginocchia, con entrambe le mani, il Bimbo benedicente alla latina, con globo dorato nella mano sinistra. In alto due angeli volanti pongono sul capo della Vergine, incorniciato da un'aureola cesellata a motivi vegetali e profilata da denti di lupo, una corona gigliata. Le figure si accampano su un basso e brullo paesaggio che, in corrispondenza dell'orizzonte, si innalza in aguzzi monti azzurrini. Lo sfondo e dorato. Resa nota nel 1919 dal Salmi, che l'attribuiva dubitativamente "a uno dei due BI-zamani dei quali Angelo dipinse anche in Barletta", l'icona fu successivamente ristudiata dal D'Elia in occasione della Mostra dell'Arte in Puglia (1964). Questi l'assegnava con sicurezza ad Angelo e spiegava "l'avanzato processo di occidentalizzazione delle forme" mediante i contatti avuti in loco dal Bizamano con Francesco Palvisino da Putignano e con lo ZT. Nella sua recensione alla mostra, il Pallucchini ne sottolineava invece le risonanze venete, desunte soprattutto da Giovanni di Niccolo Mansueti e da Girolamo da Santacroce: opinione accolta dalla Calo, che ne ribadiva l'attribuzione ad Angelo Bizamano. Se la piu larga conoscenza che attualmente si possiede della produzione dell'iconogra-fo cretese permette di assegnargli con quasi assoluta certezza la tavola di Bisceglie – non solo sulla scorta dei rapporti, gia notati, con la Madonna Galaktotropboma e S. Giovannino di Spalato e con la Deposizione di Berlino, ma soprattutto di quelli con la predella di Komolac nel Museo dei Francescani di Dubrovnik, in cui compare dietro le figure un paesaggio del tutto simile – mi pare vada notato come questa rappresenti storicamente un interessante e curioso esito .della commistione tra la cultura tardobizantina di fondo, propria del Bizamano, con quella adriatica di matrice "pierfrancescano-antonellesca". Stretti collegamenti e infatti possibile istituire con le Madonne in trono di Alvise Vivarini, Cima da Conegliano e persine con quelle dei pittori di piu stretta osservanza antonellesca, come Jacobello d'Antonio, Antonello de Saliba, Salvo d'Antonio, cui il Bizamano tenta d'accostarsi non solo nell'uso del paesaggio di fondo, ma anche nella ricerca di una pura volumetria, evidente soprattutto nel volto perfettamente ovale della Vergine. Bibliografia: Salmi 1919 a, p. 172, nota 2; Quintavalle 1932, p. 147; M. D'Elia in Bari 1964, p. 106; Pallucchini 1964, p. 216; Cosrnai 1968, pp. 246-247; Calo 1969, pp. 39-41; Minicuci 1972, p. 149; Guida Tei Puglia 1978, p. 121; Cosmai 1982, pp. 246-247; Bianco Fiorin 1984, p. 91. |


