ic_dipuglio_35 Madonna del Perpetuo
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Madonna in trono con Bambino (Madonna del Perpetuo Soccorso). Ignoto pittore adriatico XVI sec.
Tecnica mista su tavola, cm. 74 x 55. Giovinazzo (Bari), Chiesa dello Spirito Santo. Restauri: 1963, G. Lorenzoni. Iscrizioni: Sulfilatterio delBambino: Помилуй нас Гди помилуй [Pieta di noi, Signore, pieta].
L'icona, che ha moderna cornice sagomata, e collocata sul primo altare della nava-tella sinistra. Essa raffigura la Vergine, seduta su un largo sedile – sul quale poggia un enorme cuscino "a caramella" – fornito di dossale semicircolare e suppedaneo. Ella indossa tunica blu e maphorion rosso scuro: quest'ultimo, ornato da fregi vegetali dorati, le copre anche i capelli, avvolti dal tipico velum. Con la mano sinistra sostiene il Bimbo – verso il quale si inclina leggermente – seduto sulle sue ginocchia. Questi con la destra benedice alla greca, mentre con la sinistra svolge un filatterio. Nei due angoli superiori della tavola, gli arcangeli Michele e Gabriele, raffigurati a meta figura, mostrano con le mani velate gli strumenti della Passione (la loro presenza giustifica il titolo di Madonna del Perpetuo Soccorso dato, nella comune accezione, alla tavola, che contamina il tipo della Madonna della Passione con quello, occidentale, di Madre di Consolazione). Le aureole sono punzonate. Il dipinto fu studiato per la prima volta dal Salmi, che l'attribuiva a un madonnero "di molto inferiore, ma dello stesso tempo" di quello autore dell'icona della chiesa di S. Matteo a Bisceglie (cat. n. 48), quest'ultimo da identificare certamente con Angelo Bizamano. Successivamente il D'Elia Io inseriva nell'ambito della cultura bizantineg-giante locale, assegnandolo dubitativamente al pittore cretese e notandovi forti influssi occidentali, desunti da pittori come Francesco Palvisino da Putignano e ZT. Per le forti affinita, "non solo iconografiche", egli Io accostava poi all'icona del Seminario vescovile di Bisceglie, ora nel Museo Diocesano della stessa citta (cat. n. 53); a quella, attualmente irreperibile, nel Seminario regionale di Molfetta (Calo 1969, fig. 23) e a due altre nel Museo di Palazzo Bei-Ionio a Siracusa (Morisani 1962, pp. 43-49). Nel 1969 la Calo, pur considerando la tavola vicina per taluni caratteri all'icona di S. Matteo a Bisceglie, vi distingueva "una scrittura piu minuta" e la connetteva genericamente all'ambiente dei madonneri della costa adriatica. Siamo del parere che il dipinto, pur per certi versi prossimo allo stile di Angelo, vada espunto dal suo catalogo non solo per il duc-tus pittorico, piu fuso e minuzioso, ma soprattutto per le indubbiamente minori capacita che l'ignoto pittore mostra, rispetto al cretese, nel dominare lo spazio e nel rendere la mormmentalita della figura centrale. La Vergine appare infatti enormemente dilatata e schiacciata, ne meglio riuscita e la resa dello schienale del trono, curiosamente "stirato" nel vano tentativo di creare uno spazio in cui accampare le figure. Nonostante I limiti evidenziati, il pittore dimostra una notevole capacita di rendere la sottile psicologia dei personaggi, in particolare della Vergine, dallo sguardo malinconicamente fisso dinanzi alla prefigurazione del destino del Figlio annunciato dagli arcangeli con i simboli della Passione. Nell'impossibilita di dare un nome preciso all'autore dell'icona, si puo comunque fondatamente ipotizzare, sulla base dell'iscrizione in lingua paleoslava sul filatterio del Bambino, che egli fosse attivo sulla opposta sponda adriatica: di li avrebbe inviato il dipinto in Puglia, presumibilmente verso la meta del XVI secolo. Bibliografia: Marziani 1878, p. 186; Vinaccia 1915, I, p. 110; Salmi 1919 a, p. 172, nota 2; Quintavalle 1932, p. 147; M. D'Elia in Bari 1964, pp. 106-107; Calo 1969, pp. 41-42; Minicuci 1972, p. 149; Guida Tei Puglia 1978, p. 113; Angiolini Marti-nelli 1982, p. 116, nota 2; Bianco Fiorin 1984, p. 91. (C.G.) * L'iscrizione e stata trascritta e tradotta da P. Gerardo Cioffari O.P |


