ic_dipuglio_36 Madonna con Bambino
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Madonna con Bambino in trono tra S. Francesco d'Assisi e S. Caterina d'Alessandria (Madonna di Costantinopoli). Donato Bizamano.
Tempera su tavola, cm. 176 x 128. Bari, Pinacoteca Provinciale. Restauri: 1937, G. Lorenzoni; 1967, Soprintendenza di Bari.
Iscrizioni: Sul margine inferiore: DONA-TUS BIZAMA_NUS PINXIT HYDRUN-TI A.D. 1539 (in corrispondenza dell'ultimo tratto e sovrapposto ANTO...). Sotto la figuretta inginocchiata: FRANCISCUS CORRADUS DE NOVA IUSSIT HOC OPUS FIERI. In corrispondenza delle figure: SCTA MA DE CONSTANTINOPOLI; S. FRANCI-SCUS; SCTA CA/TERINA; IC XC. Sul libro aperto retta da S. Francesco: FRANCIS/CE VADE / REPARA /DOMUM / MEAM / QUIA UT / CERNIS / TOTA DE/STRUITUR / SIGNASTI DNE SER VU / TUU FRAN/CISCUM. Sul cartiglio del Bambino: EGO SUM LUX MUN/DI (Giovanni, Vili, 12). Il dipinto proviene dalla chiesa Matrice di Noicattaro (Bari), dove si trovava sull'altare di sinistra del presbiterio. Trasferito nella Pinacoteca di Bari nel 1928, e stato restaurato una prima volta nel 1937 e una seconda nel 1967. Sono comunque evidenti I danni procurati da empirici lavaggi effettuati in epoca imprecisata. Come risulta dall'iscrizione apposta ai piedi della figuretta orante, il dipinto fu commissionato da Francesco Corrado de Noya, i cui legami con la chiesa Matrice di Noicattaro sono attestati anche da una graziosa edicola rinascimentale, che reca il suo nome, nella navata sinistra della chiesa. Iconograficamente esso segue lo schema delle Sacre conversazioni venete, con la Vergine al centro, seduta su un trono dalla struttura pienamente rinascimentale, dietro cui s'intravede un tendaggio sospeso. Ai lati sono S. Francesco e S. Caterina, resi riconoscibili, oltre che dagli attributi iconografici, dalle scritte. Le figure sono inserite in un brullo e piatto paesaggio con pochi alberi striminziti, movimentato al confine con l'orizzonte da una fila di monti azzurrini. Reso noto dal Salmi, il dipinto e l'unica opera firmata di Donato Bizamano presente in Puglia. Contrariamente alla Madonna Glykophilousa di Dubrovnik, fedele ai modi rappresentativi cari alla tradizione bizantina, in questa tavola Donato ci offre un curioso postiche, che combina figure ispirate a tale tradizione a un paesaggio mutuato evidentemente dalla pittura veneta, belli-niana o carpaccesca, ma isterilito da una cristallizzante stilizzazione formale. Un esempio parallelo, anche se di qualita piu eletta, e rappresentato dalla Madonna in trono tra S. Agostino e S. Giovanni Battista di Giovanni Permeniate – membro della Confraternita dei greci ortodossi di Venezia nel 1523 – nel Museo Correr della stessa citta (Bianco Fiorin 1981, pp. 85-88). La quasi palmare identita dello schema iconografico farebbe pensare o che Donato abbia visto la tavola a Venezia (si ha notizia della presenza di Pitzamanos nella citta lagunare) o, meno probabilmente, che l'abbia conosciuta tramite stampe e cartoni. Bibliografia: Salmi 1919 a, p. 172, nota 2; Id. 1926, p, 121; Hermanin 1930, p. 75; Gervasio 1930, pp. IX-XI e 131-132; Quintavalle 1932, p. 147; Foscarini e. 1935, p. 28; Gervasio 1936, p. 183; D'Orsi 1938-39, p. 208; Pellegrino 1956, p. 11; M. D'Elia in Bari 1964, p. 105; Calo 1966, p. 12; Gambacorta 1967, n. 6, p. 11, n. 8, p. 10; M. D'Elia 1967-69, p. 31; M. e P. D'Elia in Bari 1969, scheda n. 29; Gambacorta 1969, n. 16, p. 8; Calo 1969, pp. 44-47; Belli D'Elia 1969, p. 30; Gambacorta 1971, pp. 213-216; Belli D'Elia 1972 a, p. 38; Belli D'Elia 1972 b, pp. 292-293; DEE II 1972, p. 151; Rotili 1976, p. 138; Guida Tei Puglia 1978, p. 105; Furlan 1983, p. 311; Bianco Fiorin 1984, p. 90. |


