ic_dipuglio_37 Cristo alla colonna
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Cristo alla colonna. Angelo Bizamano.
Tecnica mista su tela gia applicata su tavola, cm. 202 x 76 (superficie dipinta cm. 183x60). S. Mauro Forte (Matera), Chiesa del Convento. Restauri: 1977, Soprintendenza di Matera (Fausto Giannitrapani). Iscrizioni: Ai lati della testa: IC XC.
Nel nimbo: ? B T. In basso, a destra: + SALVATOR.ET RE/DETOR ATQ. LIBERATOR MUDI SALVA NOS. + ANGELUS BIZAMANUS GRI/CUS CADIOTUS PINNXIT [sic] / I BARLETA. La tavola fu commissionata dalla Confraternita del Salvatore, presumibilmente insediata nella chiesa — affidata ai Minori Conventuali — dell'Annunziata a S. Mauro Forte (Matera}. Il Del Turco ritiene invece che essa provenga dalla badia basilia-na di S. Maria dei Priati, ora distrutta ma officiata sino al XVIII secolo. Dubbia, ma comunque posteriore al 1439, e inoltre la data di fondazione del monastero francescano, nel quale I frati si sarebbero stabiliti solo nel 1586 (Ciotta 1986, p. 138, n. 93). Nel 1977 il dipinto e stato oggetto di un complesso restauro: la tela, gia applicata su tavola ormai completamente fatiscente, e stata rifoderata e riportata su un nuovo supporto, costituito da uno strato di sughero e da uno di cadorite. Esso mostra, su uno sfondo dorato, Gesu Cristo olosomo, coperto del solo perizoma, col capo lievemente inclinato sulla spalla destra, le braccia incrociate e legate alla colonna che curiosamente, mentre e anteposta alla gamba destra, si insinua poi dietro il capo, ricomparendo al di la del nimbo cruciato. In basso, minuscole figurette: a sinistra, un fraticello in saio francescano, inginocchiato e orante; a destra un gruppo di confratelli, anch'essi inginocchiati, rivestiti da tunica bianca con cappuccio. Uno di loro sorregge una croce processionale, alla quale e sospeso il gonfalone della confraternita. Dato per perduto dalla storiografia sino al 1969 e ancora, nel 1984, dalla Bianco Fio-rin, Il dipinto e stato pubblicato per la prima volta nel 1971 daf Gambacorta e riesaminato dalla Creile dopo il restauro del 1977. Stando alle attuali conoscenze, si tratta dell'unica opera del pittore dipinta a Barletta e l'unica firmata da Angelo Bi-zamano presente nell'Italia meridionale. Dal punto di vista iconografico, essa pare ispirata ai dipinti di analogo soggetto che il Bizamano poteva vedere a Barletta (Cattedrale, datato 1434 e attribuito a Giovanni di Francia — D'Elia in Bari 1964, p. 54 —; chiesa di S. Agostino, databile ai primi del XV secolo — Boskovits 1984, fig. 6). Il modellato tornito e sfumato del corpo del Salvatore, nonche la dolorosa concentrazio-ne del volto, incorniciato da lunghi riccioli ritorti, denunciano un'elezione formale maggiore rispetto agli altri dipinti eseguiti dall'artista e sembrano indicare, accanto a una ripresa dei modi tipici di Andreas Pa-vias, un accostamento di Angelo alla pittura di Nikolaos Tzafouris (cfr. il volto ai Cristo nella Salita al Golgota del Metropolitan Museum di New York). Bibliografia: De Cicco 1894, pp. 102-103; Ceci 1910, p. 75; Disanza 1956, p. 57; Fi-skovic 1959, p. 72; M. D'Elia in Bari 1964, p. 105; Guida Tei Basilicata e Calabria 1965, p. 367; Calo 1969, p. 37 e p. 212; M. D'Elia 1967-69, p. 33 e p. 34, note 27 e 36; Gambacorta 1971, pp. 212-213; Mi-nicuci 1972, p. 151; Krasic 1973, p. 354; Del Turco 1974, p. 82 e p. 84; Gambacorta 1975, pp. 280-281; Guida Tei Puglia e Basilicata 1980, p. 318; Creile 1981, pp. 178-179; Furlan 1983, p. 311; Bianco Fio-rin 1984, p. 90; Noviello 1986, p. 461. (C.G.) |


