ic_dipuglio_40 Madre di Consolazione

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Madonna con Bambino (Madre di Consolazione). Ignoto pittore cretese prima meta XVI sec.

 

 

Tecnica mista su tavola, cm. 47 x 37. Bisceglie (Bari), Museo Diocesano. Iscrizioni: MHP GY/IC XC. Nell'aureola del Bambino: OtoN [colui che e].

 

La tavola, che figurera nel Museo Diocesano di Bisceglie (attualmente in fase di allestimento), proviene dalla chiesa del nuovo Seminario vescovile, dove fu ritrovata nel 1963. Se ne ignora, comunque, l'ubicazione originaria.

La Vergine segue il tipico schema della Madre di Consolazione: rappresentata a meta figura, indossa tunica blu e maphorion rosso cupo (entrambi orlati da gallone dorato): quest'ultimo le copre anche i capelli, nascosti dal velum trasparente. Regge con entrambe le mani il Bambino, con chitone e bimation segnati da un fitto reticolo di crisografie, il quale con la destra benedice alla latina, mentre con la sinistra stringe un rotulo. Il dipinto, accostato dal D'Elia alla Madonna del Perpetuo Soccorso di Giovinazzo (cat. n. 54) per le forti affinita, "non solo Ico-nografiche", che egli vi notava, e pertanto inserito nell'area d influenza di Angelo Bizamano, fu considerato dalla Calo opera di un pittore "collega del precedente", ma di un'eleganza piu scopertamente goticheg-giante, e posto in rapporto di dipendenza dalla Vergine con Bambino in collezione Rampazzo a Padova.

A nostro parere l'icona deve considerarsi opera di un ignoto maestro cretese – forse attivo a Venezia, da cui affluivano in Puglia nei primi decenni del XVI secolo un gran numero di dipinti e di opere d'arte – che nell'allungamento delle figure e nell'elegante grafismo si mostra fortemente influenzato da modelli occidentali alla Bar-naba da Modena.

L'enorme diffusione e reiterazione del tipo della Madre di Consolazione, che ebbe fortuna non solo presso i committenti occidentali, ma anche presso quelli di rito ortodosso, non consente di istituire precisi confronti e dirette dipendenze. Ci sembra tuttavia che, nell'eleganza della cifra lineare la nostra tavola sia vicina all'icona di analogo soggetto gia nel Seminario pontificio di Reggio Calabria (Musolino 1966, fig. 11), a quella della comunita serbo-ortodossa di Trieste (Bianco Fiorin 1978, pp. 88-89) e soprattutto a quella appartenente alla Collezione Classense di Ravenna (Angiolini Martinelli 1982, n. 33, p. Ili), la cui unica variante e nel rotulo del Bambino, svolto, e che e il risultato di un'analoga rivisitazione goticheggiante del modello bizantino deiiHodigbitria.

Bibliografia: M. D'Elia in Bari 1964, p. 107; Cosmai 1968, p. 253; M. e P. D'Elia 1969, scheda n. 22; Calo 1969, pp. 42-43; Cosmai 1982 p. 253.

(C.G.)

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