ic_dipuglio_45 Madonna con Bambino
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Madonna con Bambino tra gli arcangeli Michele e Gabriele. Thomas Bathas.
Tempera su tavola, cm. 108,5 x 87. Barletta (Bari), Museo Civico.
Iscrizioni: In basso a destra: TOMIOY MHA/0A XEIP.Sul fregio del maphorion della Vergine: EN KPOCCwTOIC XPI...(Psalmi, XLIV, 14) [...guarnite di frange d'oro...]. Sul nimbo delBambino: OwN [colui che e]. Sul cartiglio dell'arcangelo Michele, a sinistra: AKOYCON OYFATEP K(AI) IAE KAI KAINON TO YC aY K(AI) EH IAA6OY TOY AAOY COY K(AI) TY OIKY TY I1PC tfov (Psalmi, XLIV, 11) [Ascolta, o figlia, guarda e presta attenzione: dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre]. Sul cartiglio dell'arcangelo Gabriele, a destra: K(AI) EOEeYMHCEI O BACIAEYC TOY KAAAOY aov OTI AYTOC KY-PIOC oY KAI I1POCKYNHCEIC AYTo (Psalmi, XLIV, 12-13) [Ed il re s'invaghira della tua bellezza: e Lui il tuo Signore: rendigli ossequio]. La tavola e stata acquisita dal Museo Civico di Barletta nel 1987, insieme alle numerose altre che formavano l'iconostasi della chiesa di S. Maria degli Angeli, gia appartenente alla comunita greca della citta. Con quella della chiesa di S. Niccolo dei Greci a Lecce (cat. n. 78), l'iconostasi costituisce l'unico esempio sopravvissuto sino ai nostri giorni di arredo "integrale" d'una chiesa pugliese di rito greco, anche se si deve lamentare l'avanzato stato di degrado delle tavole – tutte bisognose di restauro – che ne ha consentito, in occasione della mostra, un'esposizione solo parziale. La chiesa di S. Maria degli Angeli, fondata nel 1398 a spese di Angelillo de Berthe-raymo, trapperio di Barletta (Santeramo 1900-21, p. 98), fu ceduta alla colonia greca, che aveva acquistato una crescente importanza nella citta, nel tardo XVI secolo, e da questa detenuta sino al 1656, quando l'edificio venne chiuso a causa della peste. Con la riapertura del 1660, la chiesa passo sotto la giurisdizione della parrocchia di S. Maria Maggiore – dipendente dalla diocesi di Trani – e abbandono il rito greco a favore di quello latino. Fra il 1722 e il 1772 essa fu detenuta dalle Gesuitelle, stanziate nel conservatorio fondato da Paola della Croce (al secolo Paola Ruggi), monaca del monastero di S. Orso-la a Napoli. Con rescritto del 7 luglio 1789 la chiesa passava nuovamente alla nazione greca, cui fu ritolta di forza nel 1842. Ripresa ancora una volta dai greci nel 1861, la chiesa ando incontro a un progressivo degrado, conseguente al rarefarsi della comunita. Dal 1987 l'immobile, insieme a tutte le opere d'arte in esso contenute, e stato acquisito ufficialmente dal comune di Barletta, che ne prevede il restauro e il recupero. Insieme a quella raffigurante il Pantocrator (cat. n. 66), la tavola che stiamo considerando costituisce indubbiamente il pezzo di maggior interesse. Essa presenta la Madonna a mezza figura, avvolta da maphorion rosso cupo, mentre regge sul braccio sinistro il Bimbo: questi, in posizione frontale, stringe il rotule nella mano sinistra e benedice alla greca con la destra. Nei due angoli superiori della tavola, a sinistra e a destra, sono i busti degli arcangeli Michele e Gabriele, che svolgono filatteri, sui quali sono riportati alcuni versetti del XLIV Salmo, un epitalamio, precisamente quelli che celebrano la sposa. Il fondo dorato dell'icona e stato ripassato con porporina. Firmata in basso a destra da Thomas Bathas, l'icona e copia fedele di quella {Chatzidakis 1962, pp. 55-56, fig. 27) che Mi-chael Damaskinos realizzo, probabilmente verso il 1574, per la chiesa di S. Giorgio dei Greci di Venezia, attualmente conservata nel Museo dell'Istituto Ellenico della stessa citta. La sua esecuzione dovra quindi collocarsi dopo il 1574, e comunque non oltre il 1599, anno della morte del Bathas. Come per il prototipo, a sua volta ispirato (Chatzidakis 1962, p. 55) alla Kripti di Venezia, si puo ammirare la sapiente articolazione ritmica e l'atteggiamento severamente ieratico delle figure: elementi che si traducono in una possente monumentalita, cui si accompagna un'attenta resa psicologica, soprattutto nella dolcezza un po' triste del volto della Vergine, dai grandi occhi tagliati a mandorla. E evidente nel Bathas la volonta di replicare con assoluta fedelta il modello (probabilmente su indicazione della stessa committenza): le variazioni rispetto al prototipo sono quindi ridotte al minimo e stanno a testimoniare uno stile pittorico piu dolce e sfumato rispetto a quello del Damaskinos, a conferma dell'attributo di divota maniera greca dato all'arte del Bathas (Chatzidakis 1977 b). Nella sua concezione, che mostra la Vergine come madre amorosa e severa al tempo stesso, l'icona non si discosta dalle poche altre opere conosciute del Bathas, in particolare dalla Madonna in trono e dalTrfoJ*-ghitria, entrambe nel monastero dell'Apocalisse a Patmos (Chatzidakis 1977 a, tav. 120, fig. 66 e tav. 123, fig. 79), inserendosi con estrema coerenza nel percorso stilistico dell'artista. Bibliografia: Gambacorta 1970, p. 11; Chatzidakis 1977 b, p. 244, nota 20. (CG.) |


