ic_dipuglio_47 S. Giovanni
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S. Giovanni Elemosiniere. Ignoto pittore cretese (?) XVII sec.
Tempera su tavola, cm. 30 x 22. Lecce, Museo Provinciale.
Iscrizioni: All'altezza della testa del santo: O AГ. Iw O EЛEHMwN. Sul libro aperto: EIПEN O KC. ПPOCEXETE THN EЛEHMOCHNHN YMwN MH ПOIEIN EMПPOCФEN Twv ANФN ПPOC TO ФEAФHNAI AYTOYC EI ДE MНГE, MICФON OYK EXETE ПAPA Tw ПPI YMwN Tw EN TOIC OYNOIC (Matteo VI, 1-2) [Guardatevi dal fare l'elemosina alla presenza degli uomini, altrimenti non ne riceverete ricompensa presso il Padre vostro, che e nei cicli]. La tavoletta, di cui non si conosce l'ubicazione originaria, e pervenuta al museo nella seconda meta dell'Ottocento. E probabile che essa debba identificarsi con un'icona acquisita nel 1882, che negli inventa-ri viene indicata erroneamente come S. Nicola. Si tratta in realta di S. Giovanni Elemosiniere, il patriarca di Alessandria vissuto tra la seconda meta del V secolo e il 619. Il santo, che ha volto scavato dall'espressione severa, incorniciato da una lunga barba appuntita, e seduto su un basso trono privo di schienale, sul quale e poggiato un cuscino "a caramella". Indossa sticharion, phe-tonion, omophorion cruciato, epitrachelion e tiene sospeso alla coscia destra Vepigona-tion. Ha entrambe le braccia sollevate: con la destra benedice alla greca, con la sinistra mostra un libro aperto sul quale si leggono alcuni versetti del brano di Matteo (VI, 1-2) sull'elemosina, a ricordo della grande carita da lui mostrata verso I poveri. La tavoletta, di cui la Calo notava la "severa eleganza" e la fine esecuzione, fu da lei accostata, su indicazione del Mertzios, a un'altra, firmata da Emmanuel Tzanfour-naris e raffigurante la Restaurazione delle immagini, nella collezione Elena Stathatou ad Atene. La studiosa giungeva anzi, pur se cautamente, ad attribuirne la paternita allo stesso Tzanfournaris e a datarla, di conseguenza, entro il 1631, ultima data conosciuta del pittore corfiota, che fu allievo a Venezia di Thomas Bathas. Pur condividendo una datazione attestata verso il 1620-30, riteniamo pero che le motivazioni addotte suscitino qualche perplessita. Confronti ancor piu pertinenti che con l'opera dello Tzanfournaris ci sembra infatti possano essere istituiti con la tavoletta raffigurante / tre gerarchi nel monastero della Fonte Viva a Patmos, di mano di lere-mias Palladas (Chatzidakis 1977 a, tav. 50, fig. 71), in cui I santi mostrano le stesse fisionomie severe, gli stessi zigomi larghi, gli stessi stilemi lineari al di sopra delle arcate sopracciliari, la stessa doppia lista che delimita I contorni dell'abito nonche, in uno di essi, la stessa barba lunga e appuntita. Lasciando quindi per ora in sospeso il giudizio sulla paternita dell'icona, possiamo in ogni caso esser certi che essa appartiene a un notevole maestro attivo tra Creta e le isole egee, l'Adriatico e Venezia nei primi decenni del XVII secolo. Bibliografia: Calo 1968, pp. 23-24; Calo 1969, pp. 25-26; Delli Ponti 1983, p. 65. (C.G.) |


