ic_dipuglio_48 S. Giovanni
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S. Giovanni Teologo in trono. Demetrio Ateniese (Atene, XVII sec.)
Tempera su tavola, cm. 30 x 22. Lecce, Museo Provinciale.
Iscrizioni: All'altezza della testa del santo: O AГIOC Iw. O ФEOЛOГOC. In basso a destra: XEIP ДHMHTPIY AФHNEOY.Sul libro aperto: EN APXH YN [sic!] O ЛOГOC K(AI) O ЛOГOC YN [sic!] PROC TON ФEON KAI ФEOC YN [sic!] O ЛOГOC OYTOC YN [sic!]... (Giovanni, I, 1) [In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e Iddio era il Verbo; cio era...]. La tavola, di cui si ignora l'ubicazione originaria, e pervenuta al Museo di Lecce nel 1898. Essa raffigura S. Giovanni Teologo – con indosso tunica verde con tocchi dorati e manto color malva – assise su un trono dall'accogliente spalliera concava, delimitata lateralmente da fasci di lesene e ornata da volute, teste di cherubini e anfore dorate. Il sedile del trono, su cui poggia un cuscino a "caramella" in broccato, e movimentato sulla fronte da modanature, foglie d'acanto e da un'arcatella entro la quale e scolpita la figura di un santo vescovo. S. Giovanni Teologo ha il calamo nella mano destra, mentre con la sinistra mostra un libro aperto. Sul grande suppedaneo del trono e appollaiata un'aquila (suo tradizionale attributo iconografico) e sono poggiati due calamai. L'icona, firmata da un Demetrio Ateniese non altrimenti noto, fu pubblicata per la prima volta dal Gigli, che la giudicava opera del XIII secolo; piu tardi il Salmi la postdatava al XV secolo, mentre come genericamente tardobizantina figurava nei cataloghi del Museo Provinciale. Nel 1939, in occasione della mostra retrospettiva degli artisti salentini, il D'Orsi ne fissava la datazione al XVI secolo. Nel 1964 il D'Elia, nell'ammirarne la raffinatezza linearistica e cromatica, la collocava alla fine del XVII secolo e la riteneva una testimonianza della capacita del misterioso autore di innestare elementi occidentali sul ceppo dell'ormai obsoleta cultura tardobizantina. Sostanzialmente concordante il giudizio della Calo, che accostava l'icona a opere di Emmanuel Tzanes, Elias Moschos e Theodoro Poulakis, mettendo comunque in evidenza, accanto alla padronanza prospettica dimostrata dal pittore e alla finezza di esecuzione, inaspettate cadute di tono. Nel confermare una datazione a circa la meta del XVII secolo, vogliamo comunque notare come il trono sia palesemente ispirato a incisioni tardo manieristiche, se e vero che esso ricorda da vicino quello che compare nel S. Nicola in trono della Pinacoteca Nazionale di Bologna, firmato da un Francesco Sarakenopoulos che risulta gia morto nel 1582 (Angiolini Martinelli 1984, scheda n. 5). D'altra, parte, nonostante l'origine greca, il pittore si rivela assai "occidentalizzato" nel modo di rendere il modellato del volto e di trattare il panneggio, si che e da presumere che egli possa aver tenuto bottega nella stessa Lecce, dove era assai fiorente la comunita greca raccolta intorno alla chiesa di S. Nicola. Bibliografia: Gigli 1911, p. 55; Salmi 1919 a, p. 159, nota 1; D'Orsi 1938-39, p. 45; Romanelli-Bernardini 1958, p. 104; Bernardini 1958, p. 26; M. D'Elia in Bari 1964, p. 102; Calo 1968, pp. 22-23; Calo 1969, pp. 24-25; Belli Ponti 1983, p. 65. (c.G.) |


