"L'onore della icona passa al prototipo": l'ereditа del Niceno II

"L'onore della icona passa al prototipo": l'ereditа del Niceno II

Cosimo Damiano Fonseca

Quanto sia stato decisivo il tornante VIII-IX secolo nella formazione della civiltа occidentale e nei rapporti tra l'Oriente bizantino e l'Occidente europeo, la storiografia, ben oltre le suggestioni delle tesi pirenniane, aveva giа messo in significativo risalto. Nei decenni terminali del secolo Vili l'immobilitа del vertice del potere nel mondo mediterraneo costituito da Bisanzio subisce vigorosi contraccolpi; l'epicentro mediterraneo del Cristianesimo entra in crisi a fronte di una sempre piщ incidente fisionomia politica e culturale dei territori della Gal-lia, dove giungono ormai attutiti gli influssi della cultura greca e dove si consolida e si elabora un sistema politico e ideologico che diventa nella sostanza contrapposto e alternativo all'universo bizantino.

In questo contesto maturano le cause dell'iconoclasmo, non certo riconducibili a un solo deterministico referente genetico, ma a una vasta e articolata gamma di condizionamenti che coinvolgono le divergenze tra le tre grandi religioni bi-bliche — il cristianesimo, Мl giudaismo e l'Isiam —, il peso della ereditа ellenistico-cristiana e la tradizione ecclesiastica basata conscguentemente sullo spirito ellenistico nell'impero d'Oriente, gli assetti economici e amministrativo-statuali dell'Impero, i tentativi riformistici intrapresi o propugnati sul piano religioso, sociale e politico all'interno della societа di Bisanzio, gli orizzonti mentali della vita culturale dei cristiani con il bagaglio delle manifestazioni estremiste di superstizioni e di deviazioni idolatre, le controversie religiose con le inevitabili ricadute sul dogma cristologico e sul complesso della tradizione ecclesiastica, le tentazioni ierocratiche del potere imperiale derivanti dalla coscienza di essere l'Imperatore "rex et sacerdos", le riflessioni sull'ecclesiologia, sull'esegesi, sulla cristologia, sulle possibilitа e i limiti dell'annunciazione umana di Dio nella storia, sulla soteriologia.

Giocavano, specialmente su questi ultimi condizionamenti, le ereditа delle controversie cristologiche del Niceno I, quando i Padri conciliari asserirono a chiare lettere contro Ario che il Logos di Dio, che era diventato carne e si era avvicinato a noi, era essenzialmente Dio.

E fu in questa direzione che si inserм lo sforzo concettuale effettuato nel 787 dai padri riuniti a Nicea per la seconda volta, quando affermarono che il Logos di Dio nella sua incarnazione ha accettato con tutte le conseguenze e senza alcuna riserva ciт che significa esser uomo, pur nella dimensione di una umanitа redenta, eccetto ovviamente Мl peccato.

Era, questo compiuto dai Padri mceni, un atto di indubbia rilevanza dottrinale in quanto colpiva al cuore ogni rigurgito iconoclasta, ogni concezione divaricante volta a distinguere la purezza di Dio dalla indegnita delle creature, ogni negazione degli effetti subpersonali della incarnazione; cioe che le tracce del Figlio di Dio, diventato figlio di Maria, si trovassero, anche dopo il suo ritorno al Padre, nelle cose materiali, compresa l'icona raffigurante il Cristo, Figlio di Dio. Del resto, recuperando questo basilare tassello della speculazione cristologica, non era ignoto agli intervenuti al Niceno II come alcuni antecedenti culturali non parteggiassero immediatamente per le loro tesi, tenuto conto della tradizione aniconica della patristica orientale della Chiesa antica, anche se questa tradizione aniconica si forma, si consolida e si sviluppa in un contesto ben lontano dalle motivazioni che avrebbero determinato il duro scontro iconoclasta del secolo Vili. Peraltro e accertato che la teologia dell'icona si radico tardi nella coscienza cristiana, certamente alcuni secoli dopo la pace costantiniana; fu il simbolismo la matrice della icona guadagnata umbratilmente attraverso l'itinerario speculativo di Tertulliano, Origene e Agostino, e poi vigorosamente dalle Pseu-doaeropagitiche, dove si fa sempre piu insistito il rapporto diretto tra il sensibile e l'ipersensibile nella realta vivente, tra creazione e soteriologia, per cui va esclusa ogni contrapposizione in senso gnostico. La concezione della liturgia terrestre, icone di quella celeste delle Pseudoaeropagitiche per cui la liturgia realizza sulla terra cio che il Cristo stesso e gli angeli compiono nel ciclo nella sfera ultrasensibile, verra ripresa da San Massimo il Confessore, nella visione grandiosa della liturgia cosmica, proprio alla vigilia dell'iconoclasmo. Quando poi il travaglio artistico raggiungera vertici di consapevole maturita, allora sulla parete dell'abside delle chiese apparira la rappresentazione della liturgia celeste presieduta da Cristo stesso e concelebrata dagli Apostoli e dai grandi Padri delle chiese d'Oriente e d'Occidente.

In questo ambito dalle ascendenze remote, dall'intenso travaglio dottrinale, dagli intrecci plurimi e convergenti viene affrontato e sciolto dal Niceno II il nodo ineludibile della difesa delle icone sulla base del ben noto apoftegma di San Ba-silio: "L'onore della icona passa al prototipo."

Ma Il nodo ineludibile del Niceno II era costituito dalla difesa delle icone: "L'icona e piu mirabile della parola. I pittori non sono contrari alle Sacre Scritture, ma dipingono quello che dice la Scrittura; cioe sono difensori delle Scritture. Le icone non sono estranee alle usanze della Chiesa, ma si usano secondo l'insegnamento dei S. Padri della Chiesa. La venerazione delle sante icone e lecito, ed esse si annoverano tra i sacri vasi (utensili) della Chiesa. L'onore delle icone passa al prototipo e quello che venera l'icona, venera l'ipostasi di quello che e stato iscritto in essa. Altro e la venerazione, che e lecita per le icone, e altro e l'adorazione (Xargeloe), che puo riferirsi solo a Dio. E lecito dipingere la figura di Cristo, di sua madre, degli angeli, dei santi, dei martiri ecc., nelle chiese. Venerando l'icona di Cristo, veneriamo, adoriamo e glorifichiamo Cristo stesso, e portiamo alla nostra memoria la sua presenza in terra e la nostra salvezza. Le icone di Cristo hanno diretta relazione con la commemorazione dell'incarnazione del Verbo. Quelli che rifiutano l'immagine di Cristo rifiutano l'incarnazione. La pittura degli angeli e lecita, perche gli angeli non sono interamente incorporei, si trovano in loco e sono apparsi agli uomini (sebbene come luce). La divinita soltanto e incorporea. Le icone dei santi e dei martiri dimostrano la loro vita, il loro martirio e i loro miracoli. Quanto ai miracoli che si operano tramite le icone, o alla vista delle icone (senz'altro con la forza della fede), si dice che non sono le icone dei santi in se miracolose, ne i santi stessi, ma Iddio, che opera tramite loro. L'icona che si vede comunica con l'archetipo solamente secondo il nome e non secondo 'l'ovaia* (sostanza). Dunque, quello che unisce l'icona e l'archetipo e il solo nome dell'archetipo, con il quale essa si saluta. La pittura e fine e per di piu spirituale ed eleva alla concezione dell'archetipo tramite la mente. E lecita la venerazione delle sante reliquie." Il Concilio Niceno II rappresenta, allora, la soglia critica della nostra cultura, da cui si dipartono i difficili sentieri del dibattito sul simbolismo in Occidente (constatato che simbolo e simbolismo costituiscono problematica permanente e attuale), sulla funzione didattica delle immagini, sugli itinerari di transcultura-zione quando in Occidente il simbolismo si sdoppia nell'esaltazione dell'allegoria, allineando su ritmi sincronici i due processi che avevano percorso l'Oriente e l'Occidente.

S. Nicolo Pellegrino. Formella della porta bronzea (Barisano di Trani). Trani, Cattedrale.