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Cristo Pantocratore. Inizio XIV sec.

 

Mosaico e rame dorato, cm. 23 x 15,5 (icona 13 x 7,2).
Galatina (Lecce), Chiesa di S. Caterina d'Alessandria, Tesoro.

"Una immagine del Salvatore fatta alla mo-saica d'argento indorato" e citata per la prima volta nella Nota delle Reliquie insigni che conservasi in questa nostra Sagristia del Convento dei RR. PP. Riformati di Santa Caterina di Galatina del 1536 (Perrone). Tradizionalmente considerata tra i doni del Principe Raimondello Del Balzo Orsini ai Frati Minori dimoranti, per suo esplicito volere, a S. Caterina di Galatina, sede della Vicaria Bosniese dal 1391 al 1446, non se ne trova menzione nei due illustri cronisti galatinesi, Baldassarre Papadia e padre Bonaventura da Lama, il quale pure ricorda un altro prezioso dono del principe di Taranto, il micromosaico raffigurante l'Uomo del dolore, portato nel 1386 alla chiesa di S. Croce eli Gerusalemme a Roma.

La piccola icona portatile raffigura il Pantocratore in piedi, su di un suppedaneo in scorcio, che benedice alla latina con la mano destra mentre regge con la sinistra un libro chiuso. La figura grandeggia su di un fondo campito per due terzi di tesserine d'oro e nella parte inferiore con un motivo a rombi alterni rossi, blu e argento. Ai lati del capo nimbato due clipei rossi, entro una cornice a scacchi oro e blu, recano..inscritti I tradizionali monogrammi IC XC. Il Cristo, avvolto in una lunga tunica, ha il volto, le mani, i piedi, nonche il fondo della veste, realizzati con pittura bruna su cera mentre sottili linee di tesserine d'oro compongono le tradizionali crisografie.

La tavoletta musiva e racchiusa entro una cornice in rame dorato, costituita da venti piastrine quadrate (ne mancano tre), in cui si alternano piccoli cerchi entro un fondo di palmette e roselline stilizzate realizzati in filigrana a grossi fiori a sbalzo, formati da un nastro fantasiosamente intrecciato. Il breve sguancio di raccordo tra la tavoletta e la restante cornice e occupato da un motivo decorativo, sempre in filigrana, composto da una doppia fila di clipei affrontati che racchiudono piccoli trifogli. Ancora sconosciuta al tempo del catalogo sulle icone musive portatili (Muntz 1886), fu pubblicata per la prima volta dal Castel-franco, che gia ne evidenzio la particolare tecnica " a mezza strada tra la pittura ad encausto ed il mosaico", come piu di recente ha sottolineato il Furlan (1979), accostandola al Pantocratore di Ochrida e al Cristo Emmanuele di Mosca. Grazie a tale tecnica si raggiungono qui risultati di straordinario pittoricismo, esaltati dalla fluidita e naturalezza dei morbidi panneggi dell'bi-mation.

Le stringenti affinita via via rilevate con una serie di mosaici di piccolo formato — primo fra tutti il Pantocratore del monastero di Esfigrnenou sull'Athos, l'icona con S. Anna e la Vergine di Vatopedi e quella nel tesoro della Collegiale dei SS. Pietro e Paolo a Chimay — ben valgono a individuare questo galatinese come prodotto di un atelier metropolitano rivolto a una committenza altolocata (non a caso, gran parte delle opere di questo tipo sono considerate, dalle tradizioni locali, doni principeschi importati appunto dalla capitale bizantina). Nel Pantocratore cateriniano, al gusto propriamente miniaturistico si intrecciano pero forti legami con la produzione monumentale costantinopolitana di eta paleolo-ga, in particolare con i mosaici della cupola e del nartece della Kariye Carmi a Co-stantinopoli, databili entro il primo ventennio del secolo XIV (Lazarev); a essi indubbiamente rimandano l'intonazione classi-cheggiante della composizione, la chiara costruzione spaziale sottolineata dal suppedaneo in primo piano, il ritmo ampio dei panneggi, che consentono di collocare l'icona entro quello stesso ambito cronologico. Il rivestimento metallico, anch'esso tipico dell'eta paleoioga (Grabar 1975, p. 54), utilizza la tecnica della filigrana, che dalla fine del XIII secolo "est crun usage assez re-pandu, pour la decoration aussi bien des ca-dres que des revetements d'icones a cote d'autres techniques" (Chatzidakis 1972, p. 79).

Accostata giustamente a un gruppo di icone con rivestimenti metallici, tutti databili tra fine XIII e XIV secolo — la croce d'argento del Protaton e il S. Giovanni Evangelista nel monastero di Lavra su Monte Athos, Il S. Nicola di Kiev, le icone del monastero di Vatopedi, la cornice del Volto Santo di Genova — l'incorniciatura dell'icona galatinese trova un termine di immediato confronto nell'icona della Madonna Hodighitria nella Cattedrale di St.-Paul a Liegi, databile nello stesso scorcio di tempo pur se considerata dalla tradizione dono (ancora una volta!) dell'imperatore Federico II alla piu antica Cattedrale di St.-Lambert (Atene 1985-1986, scheda n. 209, p. 194).

Bibliografia: Castelfranco 1927-28, pp. 288-293, Hgg. 1-2; Lazarev 1931 b, p. 159, n. 8; Id. 1937, p. 250, n. 5; Bettini 1938-39, p. 26, fig. II; Id. 1938-41, p. 30; Putignani 1947, p. 121; Xingopoulos 1964, pp. 236- 237; M. D'Elia in Bari 1964, p. 10, fig. 12; Lipinsky 1966, pp. 101-107, tav. XXXII; Lazarev 1967, p. 185 e p. 337, nota 76, fig. 422; Furlan in Venezia 1974, n. 95; Glasberg 1974, p. 81, n. 79; M. D'Elia 1975, p. 154, nota 11; Grabar 1975 b, p. 54; Lipinsky 1978, p. 385; Furlan 1979, p. 87, fig. 34; Perrone 1981, I, pp. 238-239. (R.L.R.)

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