ic_di_puglio_02 Madonna con Bambino

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Madonna con Bambino. XIII sec.

 

 

Tempera su tavola, con tela interposta, cm. 72x52 (frammentaria). Andria (Bari), Episcopio. Restauri: 1964, Soprintendenza di Firenze.

 

Proveniente dal convento delle Benedettine, la famosa icona, benche non abbia mai goduto di un particolare culto, dovette essere ben nota a suo tempo nella regione, giacche da essa sembra dipendere un intero gruppo di icone di analoga impostazione. Infatti, benche la tavola sia stata tagliata in epoca imprecisata, alcuni particolari permettono di riconoscerne l'icpnografia come una variante dell 'Hodighitria, testimoniata da un nutrito gruppo di tavole pugliesi che all'esemplare di Andria sembrano riallacciarsi (cat.nn.4-5-6-7-8-9-10-11-12-13). La Vergine ha il capo inclinato a sinistra verso il Bambino, che benedice alla greca. La Madre indossa un maphorion blu con lumeggiature in azzurrite, bordato di ocra e oro, che si chiude incrociandosi. Sotto Il maphorion e la cuffia color porpora. Il Bambino, sulla destra, serrato alla vita dalla mano della Madre, indossa una veste porpora fittamente lumeggiata in oro. I nimbi sono punzonati: su quello del Bambino campeggia una croce dipinta in rosso.

Raffinatissimo il trattamento dell'epidermide, nel soffuso dosaggio cromatico sfumato di tinte rossastre, nella morbida stesura delle lumeggiature che torniscono il volto della Vergine. Perfetto l'ovale del viso, da cui traspare una dolce malinconia. L'icona fu pubblicata nel 1951 dal Garri-son, il quale la poneva in diretto rapporto con la Madonna della Madia di Monopoli (cat. n. 18), inserendola — con la Madonna della Presentazione nella cripta della Candelora a Massafra — in un gruppo di comune derivazione dalla pittura bizantineg-giante campana, e proponendone una datazione sul 1275.

M. D'Elia (1964), rilevandone "l'eccezionale livello che non trova confronto nelle altre icone pugliesi", non ne escludeva una derivazione diretta dall'Oriente bizantino. L'ipotesi era ripresa nel 1969 da P. e M. D'Elia, che istituivano confronti con gli Angeli del Giudizio universale (e. 1195) nella cattedrale di S. Demetrio a Vladimir, e individuavano rapporti di dipendenza dalla nostra tavola per le icone della Madonna della Fonte di Canosa (cat. n. 7), della Madonna di Ciurcitano (cat. n. 6) e della Madonna di Banzi (cat. n. 9). Il solo Bologna vi opponeva una linea alternativa di ricerca lungo l'asse tirrenico tra la Campania e la Sicilia, proponendo confronti con le Madonne Kahn e Hamilton, entrambe nella National Gallery di Washington, che il Lazarev riteneva dipinte a Messina poco dopo la meta del XIII secolo.

Il Pace, nei suoi numerosi interventi, ha spostato la ricerca in direzione cipriota (icona della Vergine nel Palazzo Episcopale di Kerynia, Angelo in S. Giovanni Crisostomo), giungendo a ipotizzare per la nostra icona un'importazione diretta da Cipro avvenuta "quasi immediatamente dopo la sua esecuzione, perche palesemente ne dipende il Crocifisso delle Tremiti, la cui data difficilmente supera la meta del XIII secolo" (1982 b, p. 473).

Nell'ultimo intervento (1988) la Belli D'Elia respinge nettamente la tesi di una derivazione cipriota, richiamandosi da un lato a modelli di eta comnena d'area metropolitana, con una rosa di confronti in direzione della pittura monumentale, in particolare con mosaici di area greca e siciliana, dall'altro ad analoghi esempi di pittura da cavalietto rinvenuti sulla costa dalmata, in particolare con una Vierge de Tendresse nel Museo di Zara, "unico vero e puntuale termine di riferimento per la Madonna di Andria, con la quale ha in comune l'inconfondibile tipo fisionomico della Vergine". Affinita che consentirebbero di ipotizzare una "identita di mano o al massimo, per una certa maggiore crudezza di colore nell'esemplare dalmata nei confronti della altissima qualita di quello pugliese, un rapporto maestro-allievo, nel quale il maestro e senz'altro il pittore di Andria".

Quanto alla particolare iconografia, la studiosa ne individua un interessante precedente in una Madonna di Salterio aell'XI sec., palese copia di un'icona, e ancora in un affresco sulla lunetta del portale del nartece dell'Ossario di Backovo (Bulgaria). Un analogo schema si ritrova in immagini due-centesche di area dalmata e siciliana, "probabilmente dipendenti dal gruppo pugliese".

Bibliografia: Garrison 1951 b, p. 301, fig. 14; M. D'Elia in Bari 1964, pp. 11-12; Volbach-Laforttaine Dosogne 1968, p. 81, tav. 49 b; P. e M. D'Elia in Bari 1969, scheda n. 2; Bologna 1969, p. 22; Guillou 1973, p. 752; M. D'Elia 1975, p. 156, n. 13; Guillou 1976, p. 393; Amato 1977, p. 82, fig. 30 a; Pace 1980, pp. 354-355; p. 365, fig. 467; Id. 1982 a, pp. 184-185, fig. 167; Id. 1982 b, p. 473, fig. 421; Id. 1982 e, p. 249, fig. 421; Santamaria Mannino 1983, pp. 490-491, fig. 6; Pace 1985-86, p. 386; Leone De Castris 1986, p. 471, fig. 738; Frinta 1986 a, p. 542; Belli D'Elia 1988.

(M.M.L.)

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