ic_di_puglio_04 Madonna della Fonte

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Madonna con Bambino (Madonna della Fonte). XIII sec.

 

 

 

Tempera su tavola (cedro del Libano), con tela interposta, bordo rilevato a formare cornice, cm. 140 x 81. Canosa (Bari), Cattedrale. Restauri: 1984, Liliana Giuranna Giove.

 

Secondo la tradizione, sarebbe una delle prime immagini portate dall'Oriente nel VI secolo a opera di S. Sabino. A detta del Tortora, l'icona sarebbe stata venerata nella chiesa dedicata alla Beata Vergine. La tavola, della quale e da sottolineare il ridottissimo spessore (cm. 0,9-1,2), presenta il retro dipinto a tempera con un motivo a croce di S. Andrea in rosso e azzurro. In parte mutila, riprende lo schema iconografico della Madonna di Andria (cat. n. 3). La Vergine, dalla grande testa tondeggiante, indossa un maphorion porpora, con bordo chiuso a "collarino", sotto il quale si intravede la cuffia in azzurro e rosso. Il Bambino indossa una veste rosso vivo. Negli angoli superiori sono due mezze figure di angeli con le mani velate, recanti la palma del martirio. I due nimbi sono dipinti. Quello della Vergine ha come motivo decorativo cuori palmati in rosso e in azzurrite alternati. Il nimbo del Bambino, crocesignato, e decorato da una maglia romboidale rossa, con piccolo fiore quadripetalo in azzurrite.

La cornice, rilevata, e bordata in rosso. I lati lunghi sono occupati da dodici figure di santi, sei per lato, molto rovinate, specie le due inferiori, quasi completamente abrase. Probabilmente non si tratta del collegio apostolico che incornicia, di norma, le icone del Cristo, ma di santi diversi, legati alla devozione personale del committente (Doufrenne 1968, p. 21).

Come si evince dalle fotografie precedenti il restauro, la tavola, compresi i bordi, era rivestita da una pastiglia farinosa, ornata in modo affine ali aureola del Cristo del Museo Nazionale di Ochrida datata 1262-63 (Djuric 1961, pp. 83-84, tav. II); la pastiglia ricopriva i bordi, occultando cosi le figure dei santi. Inoltre il nimbo della Vergine risultava ornato da un motivo a larghi girali, realizzato nella stessa materia, del tipo dipinto sull'icona raffigurante S. Nicola, della seconda meta del XIV secolo, sempre a Ochrida, nella chiesa della Vergine Periblcptos (Djuric 1961, pp. 97-98, tavv. XXXII-XXXIII): motivo che trova riscontro in parte della produzione a fresco in Puglia (cripta di S. Vito Vecchio a Gravina). Citata soltanto dal Van Marle, la Belli D'Elia vi ha rilevato analogie formali, tali "da suggerire situazioni parallele piu che ipotesi di dirette importazioni", con la Madonna del Vescovado di Kerjnia. Analogie che si evidenziano nella maniera di arrotondare pesantemente l'ovale, nella levigatezza dell'epidermide, nei grandi occhi tondeggianti e ancora, si puo aggiungere, nelle rapide e fini lumeggiature intorno agli occhi, nel sottile grafismo che definisce la capigliatura del Bambino, nei blu e rossi accesi della cuffia.

L'autore della tavola canosina agisce sulla scorta di un tipo iconografico diffuso in area locale, ma sembra informato, nel sapiente gioco dei richiami cromatici e nel gusto per la raffinata decorazione, particolarmente evidente nei nimbi, della coeva produzione miniaturistica, che egli traduce con sereno spirito "popolare".

SI veda, per esempio, per l'aureola della Vergine, il Sacramentario della Biblioteca Nacional di Madrid (Pace 1982 b, p. 454, fig. 385). In ambito locale il confronto piu immediato e con l'icona di identica denominazione nella chiesa del Carmine a Tra-ni (cat. n. 8). Bibliografia: Tortora 1758, p. 102 e p. 147; Bolognini 1898, p. 37; Van Marle, V, 1925, p. 383; Morea 1973, p. 109; Chiancone 1983, p. 12; Belli D'Elia 1988.

(M.M.L.)

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