ic_di_puglio_05 Madonna della Fonte
|
предыдущая | содержание | следующая
Madonna con Bambino (Madonna della Fonte). XIII sec.
Tempera su tavola, bordo rilevato a formare cornice, cm. 146 x 90. Trani (Bari), Chiesa del Carmine. Restauri: 1972, Soprintendenza di Bari (Cesare Franco).
L'icona, proveniente dalla chiesa di S. Giovanni della Penna, dell'Ordine Gerosolimitano, stando alla leggenda sarebbe giunta a Trani portata sul dorso di un delfino, dentro una fonte in pietra, mentre suonavano le campane del sabato santo dell'anno 1234. Cosi tramanda l'iscrizione, collocata a fianco dell'altare, realizzata probabilmente nel secolo scorso in sostituzione di quella rinvenuta nel 1722 dietro l'altare della Madonna, cosi riportata da V. Manfredi (Ronchi 1986, p. 14): "Nell'ANNO 1234 e VENUTA in TRANI / UNA MADONNA deNtro UNA foNte di pietra portata / da UN grosso pesce di SABBATO saNTo Nel MeNtre / soNaVano le caMpaNe. Fra GIOVaNNi di / GioVaNNI in TraNi. 1234." Dell'originaria stesura restano i due volti; ripresi sono invece palesemente gli abiti e il fondo dorato inciso a racemi, con un motivo diffuso sulle argenterie di eta barocca. II Montorio, nel 1715, ne da una descrizione aderente all'immagine attuale. Nell'impostazione iconografica generale la tavola riprende lo schema di Andria (cat.n. 3), in una interpretazione che ne irrobustisce la cromia e il tratto. Il viso della Vergine, dal profilo arrotondato e irregolare, sottolineato da un ispessimento del segno, e incorniciato dal ma-phorion azzurro, ridipinto, con stelle e bordure in oro, che si chiude sul davanti a "collarino". Sotto Il maphorion la cuffia, rosata, e divenuta un velo. L'incarnato della Madonna e reso evidenziando la preparazione verdastra del fondo, mentre i mezzi toni sono realizzati con pennellate rossastre. Evidente il pomello rosso sulla guancia. Il Bimbo, dall'incarnato piu scuro, indossa una veste che nell'attuale redazione si presenta bianca, e un bimation rosato. Scoperta dalla critica in occasione della Mostra delle icone del 1969 (P. e M. D'Elia) e stata, sulla scorta di questi studi, messa al seguito dell'icona di Andria. Per il Pace "l'irrobustimento cromatico e lineare e dovuto all'intervento del modello" del Crocifisso delle Tremiti o di altro analogo. Anche per questa tavola, che possiamo considerare replica, non necessariamente posteriore e realizzata in una materia meno preziosa e levigata, della Madonna della fonte di Canosa (cat. n. 7), i confronti rimandano da un lato a Cipro (Madonna di Kerinja), dall'altro alla costa dalmata (icona frammentaria di Dubrovnik). Espressione, quindi, del commonwealth bizantino (Belting) o di quel filone di "adrio-bizantinismo", per dirla col Gamulin, che rende simili tra loro le esperienze artisti-che dell'intero bacino adriatico, soprattutto nel XIII secolo. Bibliografia: Montorio 1715, pp. 554-557; Capozzi 1915, p. 195; Id. 1924, pp. 13-14; Ronchi 1967, fig. 54; P. e M. D'Elia in Bari 1969, scheda n. 12; Guillou 1973, p. 752; Id. 1976, p. 393; Amato 1977, p. 83; Pace 1980, p. 356; Ronchi 1986, pp. 13-17, fig. 3; Leone De Castris 1986, p. 471; Belli D'Elia 1988. (M.M.L.) |


