ic_dipuglio_07 Madonna. XIII sec

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Madonna. XIII sec.

 

 

Tempera su tavola, cm. 57 x 40 (frammentaria). Bitonto (Bari), Museo Diocesano. Restauri: 1969, Soprintendenza di Bari; 1971, Soprintendenze di Bari e Firenze.

 

L'icona venne rimossa dalla cripta della Cattedrale di Bitonto nel 1959 dal vescovo Aurelio Marena, in seguito ai lavori di restauro. In una Santa Visita del vescovo Giovanni Battista Stella del 1620 (Valente 1901, pp. 53-65) e citata, a destra dell'altare della Beata Maria Vergine, una immagine della Vergine dipinta graeco more. Nella stessa Visita si fa cenno all'esistenza nella cripta, sull'altare di fronte alla scala d'accesso, di una "immagine [della Vergine] col figlio nelle braccia antichissima [...] non senza eleganza dipinta alla maniera greca". Quest'ultima icona, principale patrona della citta, venne rimossa, come risulta dal libro delle messe del 1875, e collocata nel miglior luogo del vescovado (Valente 1901, p. 65, nota 1), e al suo posto venne dipinta la settecentesca immagine della Madonna della Rete. Purtroppo nessun indizio puo far identificare il frammento del Museo Diocesano con una delle due icone citate nella Visita.

La tavola, tagliata sui quattro lati, comprende la sola testa della Vergine, reclinata verso sinistra, con maphorion azzurro cupo segnato da pieghe in azzurrite che richiamano l'esempio di Ciurcitano. Il volto tondeggiante, dai grandi occhi (pesantemente restaurato a tutto effetto), il modellato reso scoprendo il verde della preparazione, con le mezze tinte realizzate in rosso, accostano Il frammento di Bitonto alla Madonna di Corsignano (cat. n. 10).

Rimasta sconosciuta alla critica sino al 1969, e stata dalla Belli D'Elia (1972c) ricollegata in un primo tempo a modelli "crociati", quindi (1988) accostata, insieme all'icona di Corsignano, a quella attualmente nel tesoro della cattedrale di Dubrovnik (Djuric 1961, p. 47; Gamulin 1971, p. 86). Confronto che a mio avviso e piu stringente con Il frammento bitontino, oltre che nell'ovale appesantito, nella stessa posizione, che lascia vedere entrambe le narici. Nella piu tarda icona di Dubrovnik gli occhi diventano piu grandi, il tratto piu duro, le ombre piu rossastre.

In ambito locale una probabile eco di questa produzione da cavalietto e in un affresco nella chiesa di S. Paolo Apostolo a Bitonto, che sembra rifarsi, nei tratti fisionomici, alla nostra icona.

Bibliografia: P. e M. D'Elia in Bari 1969, scheda n. 3; Belli D'Elia 1972c, pp. 28-31; Cardamone 1976, pp. 8-9, fig. 15; Guillou 1976, p. 393; Belli d'Elia 1988.(M.Ai.L.)

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