ic_dipuglio_10 Madonna della Neve

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Madonna con Bambino (Madonna della Neve). Primi XIV sec.

 

 

Tempera su tavola, cm. 93 x 58,5. Barletta (Bari), Chiesa di San Ruggero. Restauri: 1988, Soprintendenza di Bari (A. Matera De Bellis). Iscrizioni: IC XC.

 

L'icona e attualmente collocata in una nicchia della cantoria addossata alla parete occidentale della chiesa benedettina. La mancanza di una sua collocazione precisa all'interno della chiesa, per quanto addebitabi-le ai profondi rinnovamenti che a seguito del terremoto del 1731 hanno mutato, in ossequio al nuovo gusto, l'assetto interno della stessa chiesa (Vista 1907) ci ha indotti a considerare con piu attenzione l'eventualita di una sua diversa provenienza, stante anche la mancanza assoluta di riferimenti documentari. Utilissirne tracce in tal senso, anzitutto la storia stessa e le vicende del complesso abbaziale di S. Ruggero, gia S. Stefano, che, a seguito delle soppressioni napoleoniche, fu abbandonato dalla piu antica comunita di monache celestine per essere poi affidato, nel 1813, alle religiose del convento della SS. Annunziata, dello stesso ordine (Vista 1907; Santeramo 1921); in secondo luogo l'iscrizione che insisteva sul margine inferiore della fascia incamottata dell'icona, attualmente rimossa, a preziosa memoria della data e della committente del pur grossolano restauro prirnosettecentesco: PRO. SA. O' D. HIERONIMA . / GUARINI. PROP> SUP. REST.vit / A.D. MDCCIII.

Suor Geronima o liieronima Guarini l'abbiamo rintracciata tra i nominativi delle monache del monastero della SS. Annunziata, nel fascicolo relativo oggi presso l'Archivio Diocesano di Barletta, in cui svariate volte nell'arco del primo ventennio del secolo XVIII essa viene menzionata ora come "ostiaria", ora come "Monaca portina-ra di questo venerabile Monastero". E a conferma della presenza di un'icona dedicata alla Vergine nella Chiesa suddetta, ci soccorrono gfi Atti di S. Visita del 1645, ancora nello stesso Archivio, ove e citato l'altare di "S. Maria ad Nives posItu(m) in cor-nu epistolae", con tutta probabilita quello su cui era collocata la tavola in esame la quale conserva a tutt'oggi, per antica tradizione, l'intitolazione alla Madonna della Neve.

Oggetto di un recentissimo restauro, la tavola si presentava, prima dell'intervento, radicalmente ridipinta a esclusione degli incarnati, alterati comunque da strati consolidati di olii e vernici diverse. La presenza di stucchi ancora a cera e resina, quindi a colla e a olio e le svariate ridipinture, da quelle a tempera a quelle piu recenti, a smalto, documentavano una singolare stratificazione di interventi: i piu significativi sono quello gia ricordato dei primi del secolo XVIII e, prima ancora, piu prossimo alla redazione originaria, quello sui nimbi, dichiaratamente ingranditi e sovrammessi a quelli originari, dei quali piccolissime tracce di colore starebbero a testimoniare l'originaria policromia. Tale sovrapposizione e stata citata a riprova, una volta di piu, della capacita degli atelier locali di assimilare e far propri modelli e tecniche usuali a lessici diversi (Belli D'Elia).

La Vergine e rappresentata secondo l'iconografia tradizionale deH'IIodigbitria, nella variante che regge Il Bambino sul braccio destro, indicandolo con la mano sinistra levata. Indossa un maphorion blu scuro incrociato, orlato di rosso, cuffia bianca, veste rossa rifinita da un alto polso bianco con una decorazione minuta a doppia fila di perline. Il Bambino, con himation rosso e corta veste blu, a gambe nude accostate (i piedini sono scomparsi), benedice con la mano destra graeco more mentre nella sinistra reca un rotulo chiuso. La materia pittorica e spenta e opaca, le superfici sono appiattite e indurite dalla perdita dei passaggi cromatici. SI conservano invece abbastanza integri gli incarnati, piu roseo quello del Bambino, in accordo con una caratterizzazione fisionomica piu aderente al vero; piu scuro quello della Madre, reso evidenziando il verde della preparazione e con i mezzi toni realizzati con nette ombreggiature chiare. Entrambe le figure hanno D capo cinto da larghe aureole realizzate, nella versione attuale, in colla e gesso, entrambe dorate, crocesignata quella del Bambino, decorata l'altra da una sorta di nastro sinusoidale entro cui si collocano, affrontati, fiori di giglio stilizzati, cosi come nelle tavole di S. Nicola Pellegrino a Tram (cat. n. 27) e nello stendardo processionale ancora a Barletta (cat. n. 35).

Ugualmente di pastiglia in gesso sono la corona che cinge la la testa della Vergine e le tradizionali sigle IC XC che sovrastano il nimbo del Bambino (quelle della Vergine sono state livellate). Piccolissime tracce di colore rosso e nero lungo il bordo consentono di ipotizzare, all'origine, la presenza di una fascia perimetrale probabilmente decorata a motivi geometrici.

Annunciandone il recupero in corso, la Belli D'Elia ha proposto di collocare questa tavola a meta tra il gruppo delle icone del nord-barese, gravitanti intorno alla Madonna di Andria (cat. n. 3), cui la legano ancora affinita tipologiche e fisionomiche, e quello facente capo alla monopolitana Madonna della Madia (cat. n. 18), di cui segue piu da vicino lo schema iconografico. Senza dubbio l'icona in esame ripropone, ancora una volta, quella duplicita di referenti cui rimanda la gran parte della produzione su tavola pugliese di eta medievale. Da una parte, il tipo di Madonna lievemente legnosa, il lungo naso a uncino, I grandi occhi sgranati ricordano assai da vicino la Madonna con Bambino della Cattedrale di Zara, datata dal Gamulin (1971, tav. II) alla meta del secolo XIII, esempio significativo di quell'"espressionismo" che si radicalizza sulla costa adriatica orientale.

Dall'altra, le marcate somiglianze con la Galaktotropboma di S. Francesco ad Aversa (in Di Dario Guida 1978, fig. 69) – quali la presenza dei pomelli rosati sulle guance, i tratti somatici della Vergine e del Bambino, le pesanti ombreggiature brune – indirizzano verso quella "linea di sviluppo bizantina (o bizantino-cipriota)", segnatamente individuata dal Pace (1985, p. 271) nelle icone di Andria, Grottaferrata e Monopoli o, piu in generale, "latina e mediterranea", come ha suggerito di recente la Belli D'Elia: linea che costituisce il sostra-to comune dei pur svariati lessici locali.

Bibliografia: Monastero SS. Annunciata s.p.; Belli D'Elia 1988. (R.L.R.)

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