ic_dipuglio_11 Madonna con Bambino in trono
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Madonna con Bambino in trono (Madonna di Ripalta). XIII sec.
Tempera su tavola crn. 173 x 80. Cerignola (Foggia), Episcopio.
Restauri: 1926, Domenico Brizi di Assisi; 1970-71, Soprintendenza di Firenze (E. Masini); 1985, Soprintendenza di Bari (Michele Giove). Iscrizioni: Ai lati della testa: MHP ОOT. Secondo l'antica tradizione tramandata da Giovanni Aniello e riportata da L. Conte, l'icona, fatta venire dall'Oriente da monaci basiliani, sarebbe stata da questi sottratta alla furia iconoclasta e, allorche il loro monastero fu distrutto, nascosta in una spelonca sulla riva dell'Ofanto ("ripa alta"). Luogo che, stando alla leggenda popolare riferita da monsignor Paris Fieni (T. Conte), era luogo di culto pagano dedicato alla dea Bona. La sacra effigie, di cui si era persa la memoria, sarebbe stata rinvenuta casualmente nel 1172 da alcuni ladroni che, utilizzandola come tavola per battere il lardo, ne videro sgorgare un fiotto di sangue. L'immagine, contesa fra canosini e cerignolani, sarebbe stata, per volere divino, destinata a Cerignola. Fin qui la leggenda. La Madonna di Ripalta venne proclamata patrona di Cerignola nel 1859 da papa Pio IX e l'8 settembre del 1949, con decreto pontificio, incoronata per mano di monsignor Anselmo Pecci. In seguito al sisma del 1980, e stata trasferita nelsalone dell'Episcopio. La tavola, ridotta nelle dimensioni, e stata recuperata nella versione originale, mascherata da vecchi interventi, dal restauro degli anni Settanta. Insieme alla piu tarda icona di Ascoli Sa-triano (cat. n. 15) rappresenta l'unico esempio superstite in Puglia di Madonna con Bambino in trono su tavola; iconografia diffusa invece nella regione nella pittura rupestre e sub divo. La Vergine e seduta su di un trono riccamente ornato di palmette, con cuscino rosso. Indossa sulla tunica azzurra un mapho-rion rosso cupo profilato in oro e trapunto di stelle, dal quale spunta una cuffia del colore della veste. Regge il Bambino con la destra. Questi indossa una corta tunica di color rosso ruggine, con sottili crisografie, fermata in vita da un'alta fascia rosso-arancio. Benedice con la destra, mentre con la sinistra regge il rotulo. I nimbi sono realizzati a pastiglia con un motivo a reticolo rilevato. Gli angoli superiori sono occupati dalle figure di due angeli reggituribolo, su nuvolette, certo aggiunte seriori. Il retro della tavola e diviso in due riquadri dai tre listelli di sostegno alle assi, fissati su di una sottile tela bianca, amalgamata al legno con mestica e imprimitura, probabilmente nella seconda meta del Cinquecento. Nel riquadro superiore e un disco raggiato con dodici raggi ondulati, al centro di un disco piu grande orlato da un nastro, stemma della famiglia Caracciolo, feudataria di Cerignola nel XVI secolo. Nel riquadro inferiore vi sono quattro cornucopie ricolme di frutta, tenute insieme a mo' di nastro continuo da quattro mascheroni. L'icona fu resa nota dal Garrison (1951), che la metteva a confronto con la pittura campana del tardo Duecento (Madonna di Gaeta, Madonna di S. Aniello a Caponapo-li) scorgendovi contemporaneamente un torte influsso toscano e suggerendo dei collegamenti con una Madonna in collezione privata a New York (Garrison 1949, n. 194) e con quella di Coppo di Marcovaldo a Orvieto. In base a questi rapporti, egli ne precisava la cronologia fra il 1280 e il 1290. L'Urbani, nello stesso anno, metteva in relazione la tavola cerignolana, per il tipo di aureola a graticola e alcune affinita del volto, con la Madonna del Museo Civico di Vi-terbo, da lui attribuita ad ambiente laziale-campano. All'ambiente campano la riportava anche il D'Elia, nel tradizionale quadro delle relazioni tra le due regioni. Il confronto istituito dall'Urbani con la Madonna di Viterbo e stato di recente ripreso dalla Santamaria Mannino, per le affinita con i tratti fisionomici del volto della Vergine, "Il naso sottile, il pomello rosso sulla guancia, frequente nelle opere campane e piu raro in quelle pugliesi, l'ombra pesante che ne circonda il volto e la resa schematica del panneggio", in una comune interpretazio-ne di tratti derivati da modelli piu "colti". L'autrice, sulla scorta degli studi del Frin-ta (1981), fa derivare l'uso della pastiglia da influenze cipriote, sottolineando come il motivo "a graticola" sia ricorrente in opere del XIII secolo localizzate in Italia meridionale (a eccezione del Crocifisso di Ca-sape, opera romana del Duecento): la gia citata icona di Viterbo, la Madonna con "Rombino in S. Francesco ad Aversa, la Crocifissione in S. Domenico Maggiore a Napoli, il Crocifisso di Sorrento ora a Capodi-monte e, sempre a Capodimonte, il 5. Domenico e storie della sua vita proveniente da S. Pietro Martire a Napoli; si puo aggiungere all'elenco la Madonna con Bambino, attribuita a Giovanni da Tarante, nella Chiesa delle Vergini a Cosenza (cat. n. 29). Recentemente la Belli D'Elia, ammettendo le indubbie affinita con la pittura toscana del Duecento e con quella campana, allarga i confronti culturali alla sponda dalmata per le indubbie assonanze fisionomiche della Vergine e le analogie di impianto con la presumibilmente piu tarda Madonna delle Benedettine ora nel Museo di Zara (I. Fisko-vic in Zagabria 1987, fig. a p. 113). Il riferimento a opere dell'opposta sponda adriatica si puo estendere, per le strette affinita fisionomiche riconoscibili nei volti della Vergine e del Bambino, all'icona di S. Nicola di Prijeki a Dubrovnik (fine XIII secolo, Djuric 1961, n. 45, tavv. LXIII-LXIV) e, per l'impianto generale, le dimensioni della testa, l'andamento de! panneggio, alla rovinatissima tavola del convento delle Benedettine (S. Nicola) a Trau, del XIII secolo (I. Fiskovic in Zagabria 1987, fig. a p. 81). L'ampia rosa dei possibili referenti fa pensare alla presenza di piu veicoli di trasmissione. Basti rilevare le assonanze tra la tavola cerignolana e la pagina miniata con una Madonna Eleousa di un Sacramentario nella Biblioteca Nacional di Madrid (Pace 1982 b, p. 454, f. 385; Buch-tal 1983, p. 63, fig. 165), eseguito forse a Palermo intorno al 1230. La miniatura presenta un carattere monumentale che non trova precisi paralleli nella produzione miniata e che invece si puo accostare all'icona di Ripalta nell'impianto, nella concezione del panneggio, nelle scelte cromatiche e ancora nei segni abbreviativi delle lettere ai lati del volto della Vergine. Per l'iconografia del Bambino si veda quanto detto a proposito della Madonna della. Fonte di Conversano (cat. n. 19). Bibliografia: L. Conte 1857, pp. 18-20; Cag-gese 1910, p. 53; Garrison 1951 b,p. 299, figg. 11-12; Urbani 1951 a, p. 25; T. Conte 1972; M. D'Elia 1975, p. 155; Santamaria Mannino 1983, pp. 491-492; Stup-piello 1985; Delvecchio 1985; Id. 1986; Delvecchio, Stuppiello, 1986; Leone De Castris 1986, p. 471; Delvecchio, 1987; Belli D'Elia 1988. (M.M.L.) |


