ic_dipuglio_13 Madonna con Bambino
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Madonna con Bambino in trono e offerenti. Primo quarto XIV sec.
Tempera su tavola, cm. 210 x 135. Bari, Basilica di San Nicola. Restauri: 1970, Soprintendenza di Firenze.
Le notevoli dimensioni dell'icona non lasciano dubbi circa la sua originaria destinazione come pala d'altare, ponendola quindi in posizione eccentrica rispetto al restante panorama della pittura su tavola pugliese, se si eccettuano gli episodi piu antichi di Ripalta (cat. n. 14) e di Ascoli Sa-triano (cat. n. 15). Non siamo in grado di identificarla con la "iconam decentem ac[quae] magna devotio-ne frequentatur" rinvenuta nel 1602 dal priore Fabio Grisone nella cappella di S. Maria di Costantinopoli (Grisone, f. 11 v.), peraltro costruita solo nel 1539 (icona che veniva solennemente condotta in processione intorno alla basilica in occasione delle festivita in onore della Beata Vergine costantinopolitana); ne con l'altra, che lo stesso Visitatore Apostolico descrive nella cripta, sull'altare di S. Maria delle Grazie, come "iconam eiusdem Beatissimae Virginis filium brachis gestantis, graeca figura de-center pictam" (Grisone, f.19 v.). Ci sfugge pertanto l'originaria ubicazione della tavola, rimossa a seguito dei restauri nove-centeschi che hanno cancellato ogni traccia delle cappelle gentilizie e trasferita, recentemente, nel Museo allestito nei matro-nei. La Vergine, rappresentata seduta frontalmente, regge sulfe ginocchia il Bambino, disposto invece di profilo, quasi su di una diagonale, che leva teneramente la testa verso di lei e benedice alla latina. L'ampio trono ligneo, con schienale a dorso d'asino ed eleganti braccioli curvilinei, poggia su di una solida struttura a tre ordini disposta rigorosamente in scorcio. La profondita dei piani e sottolineata dall'alternanza dei vuoti e dei pieni, che crea zone d'ombra e di luce, individuate da rapide pennellate piu chiare, e dal suppedaneo in legno rosa, dal piano ribaltato verso lo spettatore, su cui poggiano i piedi della Vergine. In alto, a destra e a sinistra del trono, due angeli a mezzo busto entro medaglioni recano un globo crocesignato e una lancia; in basso, collocati senza un ordine preciso e senza alcun rapporto spaziale e dimensionale, tre figurette inginocchiate e a mani giunte: a sinistra, in alto, un monaco francescano, con saio e cappuccio bruno, in basso un cavaliere che sull'usbergo indossa una guarnacca blu scuro fregiata da un'ampia banda trasversale dorata e da due leoni rampanti dorati e con la testa coronata; dalle braccia pendono due lunghi guanti in maglia metallica resi, come la cotta, con fedelta miniaturistica, mentre il fianco e cinto da una lunga spada rosso fuoco. A destra e invece una figura muliebre, forse la moglie del milite, con lunga tunica scura e un copricapo costituito da un velo bianco avvolto strettamente intorno alla fronte e al collo, quasi un soggolo. L'icona e citata appena dal Van Marle che ne noto le vaste ridipinture e la colloco nel XIV secolo, considerandola problematico esempio di commistione di modelli di diversa provenienza, legati soprattutto all'impero latino d'Oriente. In seguito e stata accostata, per la severa iconografia frontale, alla Vergine del Paraecclesion sud di Ka-riye Camii, a Costantinopoli, mentre gli angeli la collegherebbero alle note Madonne in trono siciliane oggi alla National Galle-ry di Washington (P. e M. D'_Elia 1969). Ci sembra significativo sottolineare come la composizione, pur improntata a modi propriamente "bizantini", sia pregna di umori ed eleganze gia tutti gotici: si vedano la delicata ornamentazione del trono, decorato da un filare di foglie di vite e da capitellini a doppia corolla; gli stilizzati racemi vegetali sulle pantofole rosse della Vergine e sulle bande che impreziosiscono il chitone del Bambino, che denunciano la derivazione da una tradizione miniaturistica di stampo bizantino-adriatico. Identici partiti decorativi, per rimanere nell'ambito di questa corrente di gusto primotrecentesco, si ritrovano, per esempio, in alcune scene delle pitture murali di S. Maria del Casale a Brindisi, quali la Vergine in trono con corteo di cavalieri, V Annunciazione, le Storie di S. Caterina (ove rintracciamo la stessa curiosa foggia del copricapo dell'offerente); queste ultime riferite tradizionalmente all'imperatrice Caterina di Costantinopoli, moglie di Filippo d'Angio, principe di Tarante, morta nel 1346 (Calo Mariani 1967). Accanto a tali puntuali citazioni, che valgono solo a sottolineare un gusto similare per le forme eleganti e di stampo miniatu-ristico, altri elementi quali lo schema adottato — che fonde il modello frontale, piu arcaico, della Vergine, con quello del Bambino girato di profilo —, la varia cromia giocata sull'accostamento di toni scuri e profondi (il maphorion della Vergine e il chitone del Bambino, uno dei due cuscini) a toni chiari e brillanti (il rosso vivo dell'altro cuscino, delle scarpette della Vergine e del Bambino) ci suggeriscono di accostare la tavola a prodotti di area ve-neto-adriatica quali la Vergine in trono del convento delle Benedettine di Zara e, an-cor piu, l'icona del Museo Puskin di Mosca, databile "non piu tardi della meta del secondo decennio del XIV secolo" (Laza-rev 1965, p. 25, figg. 27-28). Assai simili ci appaiono soprattutto la particolare conformazione e ornamentazione del trono, nonche la tavolozza e la composizione d'insieme. La commistione di tradizione iconica bizan-tineggiante e apporti occidentali, piu propriamente gotici, consente di individuare il prodotto di un artista fortemente impregnato di umori veneto-adriatici, operoso entro il primo quarto del secolo XIV. Bibliografia: Van Marle, V, 1925, p. 384; P. e M. D'Elia in Bari 1969, scheda n. 33; M. D'Elia 1975, p. 161; Belli D'Elia 1985, p. 137, fig. a p. 138. (R.L.R.) |


