ic_dipuglio_14 Madonna con Bambino

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Madonna con Bambino (Madonna della Madia). XIII sec.

 

 

Tempera su tavola, con tela interposta, cm. 102x66,5. Monopoli (Bari), Cattedrale. Restauri: 1980, Soprintendenza di Bari (Cesare Franco).

 

L'origine della tavola e legata alla leggenda, riportata dal Glianes, che la dice giunta dal mare su "31 travi posti in forma di nave dal volgo chiamata Madia"; travi che servirono per il completamento del tetto della cattedrale iniziata da Romualdo nel 1107. Nel manoscritto della Cronaca Indel-liana che parla dell'arrivo del "sacro tavolo", vengono riportate, come esistenti "sotto il labbro del gradino della porta maggiore", le lettere DEC.A.V.D.M. integrate e interpretate dall'autore come Anno mille-ilo Centesimo decimo septimo die sffxtodeei-mo Decembm Adventm Virginia de Madia. Nella descrizione del Glianes si dice espressamente che ai piedi dell'immagine "sono dipinti due uomini vestiti di veste nera con cappucci di Monaci, sotto il braccio destro una donna vestita alla ereca d'altezza di mezzo palmo". Anche nella descrizione che ne da il Montorio "erano dipinte tre figurine, cioe due Monaci Greci, ed una donna in atto di orare, forse Ritratto di colei, che la fece dipingere, e ne fu Padrona". Analoga e la descrizione dell'Indelli.

A detta dell'abate Vito Colucci, parroco nel 1731, le figure risultano essere due, "sotto il braccio destro, con veste rossa... sotto il sinistro con veste nera, e con cappuccio" (in Bellifemine, pp. 67-68). Due sono ancora le figure descritte dal Nardelli, nel 1773. Il recente restauro ha evidenziato che la figurina genuflessa e aggiunta seriore a olio, ma non sono state ritrovate tracce della terza figurina descritta, come su detto, da alcuni autori.

Il dipinto, come si ricava dal Libro dei conti dell'Archivio della Cattedrale, subi un primo ritocco per mano del pittore Vitanto-nio Mariani nel 1678 e ancora, a seguito della caduta del campanile, nel 1688, per mano di Alessandro Barberito e Paolo Ostuni (Bellifemine). Con delibera del Capitolo Vaticano del 15 giugno 1769 la sacra immagine fu incoronata. La Vergine, in veste bruna e maphorion chiuso a "collarino", regge con il braccio sinistro il Bambino benedicente, la destra atteggiata nel gesto di adorazione, secondo lo schema dell'Hodzgbitria.

Il Bimbo, con lunga tunica bruno-rosata, lumeggiata in oro, regge con la sinistra il rotule. I tratti sono molto marcati, i volumi dei volti accentuati e pesanti, segnati da ombre dure e nette.

In basso, a sinistra, e la figura inginocchiata di un chierico, reggente un lungo cero; sulla destra, ai piedi del Bambino, e la immagine prostrata di un monaco o di una monaca, che si e rivelata, come gia detto, aggiunta seriore. Sulle aureole si dispongono racemi rilevati in pastiglia.

Il Garrison (1951 b) delimitava l'ambito cronologico dell'icona nella prima parte dell'ultimo quarto del XIII secolo (circa 1280), accostandola, per il colore e i particolari dei lineamenti e dei pannelli, alla Madonna di Grottaferrata, considerata a sua volta di matrice campana. Il D'Elia (1964), ritenendola opera focale, proponeva una collocazione, piu che in orbita campana, nell'ambito della corrente adriarica, e individuava, come piu vicino termine di confronto, l'icona del cimitero vecchio di Spalato, allora appena pubblicata. In un^uccessivo intervento sull'argomento (1975), la accostava alle icone "crociate", a cio indotto dalla presenza del monaco adorante, ritenuto presumibilmente l'autore.

Il Pace, nei suoi interventi, ne riprendeva le tesi sviluppandole e, sulla scorta degli studi del Weitzmann (1966) e del Talbot Ri-ce (1972), poneva la tavola in diretto rapporto con la produzione cipriota o crociata, in ragione delle particolari aureole a re-cemi rilevate in stucco. II Frinta (1981, 1986 a) cita l'icona monopolitana ritenendo anch'egli il motivo dell'aureola di ispirazione cipriota e accostandola al frammento di icona raffigurante un Arcangelo nel S. Giovanni Crisostomo di Cipro (secolo XIII). Assai di recente (1988) la Belli D'Elia ha ricondotto la tavola in un gruppo distinto da quello di Andria, nel quale "le varianti di modi pittorici sono assai piu sensibili e consentono di creare sottogruppi nei quali confluiscono esemplari disseminati tutti sul territorio del sud bavarese" dalla Madonna della Fonie di Conversano (cat. n. 19) a S. Maria la Greca di Putignano (cat. n. 20). "Versione provinciale con accento latino di qualche piu antico modello greco", la Madia, secondo l'autrice, trova i suoi piu stretti confronti nella pittura monumentale e in particolare nelle Hodighitrie nelle due testate del transetto della chiesa di Ilosios Lukas in Focide.

Bibliografia; Glianes 1643, pp. 99-123; In-delli ante 1779; Nardelli 1773, p. 15; De Fleury 1778, t. II, p. 126; Musaio 1845, p. 711; Salazaro 1877, p. 24; Nardelli 1888, pp. 18-20; Finamore Pepe 1897, pp. 188-189; Lorusso 1921, p. 45; Toesca 1927, p. 997, 34; Olivieri 1943, pp. 121-131; Garrison 1949, p. 59, n. 94; Id. 1951 b, p. 300, fig. 13; Tartarelli 1960, pp. 5-21; Id. 1963, p. 21; M. D'Elia in Bari 1964, p. 12; Tatic Djuric 1969, p. 349; Milillo 1974, pp. 10-11; M. D'Elia 1975, pp. 155-156; fig. 1; Guillou 1976, p. 393; Amato 1977, p. 84, scheda n. 5; Bellifemine 1979, pp. 67-68, 76, 97, nota 47; Pace 1980, p. 365; Id. 1982 b, p. 474, fig. 422; Id. 1982 e, p. 249; Belli D'Elia 1983, pp. 159-160; Calo Mariani 1985, p. 340; Pace 1985, p. 386; Leone De Castris 1986, p. 471; Frinta 1986 a, p. 541; Belli D'Ella 1988.

(M.M.L.)

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