ic_dipuglio_15 Madonna con Bambino
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Madonna con Bambino (Madonna della Fonte). XIII sec.
Tempera su tavola, cm. 87 x 53. Conversano (Bari), Cattedrale. Restauri: 1972, Erminia Abbinante.
Paolo Antonio di Tarsia (1619-65), nel III libro della sua Historia Cupersanensis, riporta la notizia — che egli dice di aver attinto da un autore anonimo — secondo la quale l'icona sarebbe stata trafugata nel 489, sul lido africano, dal vescovo Simplicio (487-492). Al suo ritorno, dalla spiaggia di Cozze l'immagine sarebbe stata trasportata in processione a Conversano, e fregiata del titolo di Madonna della Fonie, come "l'aveva suggerito da Roma Papa Felice III" (Bolognini 1898). A Conversano per l'occasione sarebbe stato eretto un tempietto dedicato a S. Silvestre e ivi la sacra immagine esposta alla venerazione dei fedeli (Sy-los 1913). La tesi, gia messa in dubbio dal Di Tarsia Morisco e dall'Ughelli, e stata accolta dal Bolognini (1898) e confutata dal Sylos. Per il De Jatta l'icona non sarebbe stata trasportata da Simplicio, ma sarebbe stata "l'oggetto piu sacro della divozione dei primi Cristiani Conversanesi anteriori a lui i quali, in disprezzo del culto pagano, [...] poterono dedicare a Lei quella medesima grotta [di San Silvestre] che fu sacra a qualche divinita dello abbandonato paganesimo". La tavola venne trasferita, dopo la distruzione del tempietto (1703), in cattedrale, dove si trovava di sicuro nel 1712 (P. e M. D'Elia). Il 24 maggio 1897 il Capitolo Vaticano, per mano del vescovo Casimiro Gennari, incoronava solennemente la venerata e miracolosa effigie (Bolognini 1935). Nel 1900 il vescovo Lamberti ottenne che la Vergine della Fonie fosse eletta protettrice dell'intera diocesi. Lo stesso prelato salvo l'immagine durante il disastro-so incendio della cattedrale del 1911. La tavola, ridotta sui quattro lati, riprende lo schema iconografico della Madonna della Madia (cat. n. 18). La Vergine, con il capo eretto, veste un ma-phorion con pieghe estremamente stilizzate, realizzate in azzurrite. Il bordo del ma-phorion si chiude a "collarino" intorno al collo. Il Bambino si presenta seduto sul braccio sinistro della Vergine. Benedice alla greca e regge nella sinistra il rotule. Indossa una tunica corta con himation di un identico coler senape, e ha I piedi calzati. I tratti fisionomici sono estremamente induriti, le ombre profondamente segnate. Nota alla critica per l'intervento di P. e M. D'Elia (1969), e da essi ritenuta opera locale della fine del XIII secolo, in relazione con opere dell'opposta sponda adriatica, quali la Vergine del Museo Nazionale di Ochrida (fine XIII) e la Peribleptos della stessa citta (XIV secolo); accostabile, in ambito locale, alla Madonna di Pulsano (cat. n. 5) e a quella di Putignano (cat. n. 20). La Calo Mariani ha giustamente sottolineato l'unicita dei caratteri stilistici della tavola conversanese, "non comparabile alle icone che si conservano in Puglia", accostandola a prodotti trecenteschi greci, quali la Madonna liodigbitria del Museo Nazionale di Belgrado e quella in S. Nicolo Or-phanos a Salonicco. La Belli D'Elia ha di recente rinforzato i confronti con l'ambiente adriatico, riconoscendo pertinenti analogie, nei tratti fortemente marcati e nella fisionomia del Bambino, con un'icona della Cattedrale di Za-ra (I. Fiskovic in Zagabria 1987, fig. a p. 67). A sostegno, si puo ricordare il breve periodo di dominio su Conversano (dal 1268 al 1269) di un certo Pardo dalmata (Bolognini 1935, p. 84). Le caratteristiche formali e tecniche accostano la tavola conversanese a immagini votive presenti nella decorazione musiva monumentale dell'XI secolo e a icone musive portatili. SI vedano, a riguardo, le significative analogie con un'icona nel Patriarcato greco di Istanbul, proveniente dalla chiesa della Pammakaristos (secolo XI) (Furiati 1979, pp. 39-40, fig. 3): simili la posizione delle due immagini, il pomello sulla gota del Bambino tangente la parte inferiore della cavita oculare, la linea depressa delle arcate sopracciliari, il taglio dell'occhio a mandorla perfetta e la depressione della forcella nasale nel volto della Vergine. Ancora alla produzione musiva portatile rinviano l'accentuata schematiz-zazione lineare e le abbreviazioni nella definizione delle ombre, grosse e nette, oltre all'andamento delle pieghe del maphorion (v. icona di Hilandar, della fine del XII secolo, Radojcic 1962, p. IX, fig. 2): tratti che Radojcic mette in rapporto con la Dal-mazia. Di particolare interesse e ancora il tipo iconografico, probabile contaminazione tra VHodighitria e la Kikkotissa; tipo al quale si ricollegherebbe (Mouriki 1984) la variante del Bambino vestito di corta tunica, qui accompagnata dalle clavie. Bibliografia: Di Tarsia Morisco 1881, p. 33; Bolognini 1898, pp. 16-37; Sylos 1913, p. 5; Bolognini 1935, p. 34 e pp. 165-223; P. e M. D'Elia 1969, scheda n. 9; Guillou 1973, p. 752; Id. 1976, p. 393; Amato 1977, p. 83; Calo Mariani 1985, p. 407 e nota 62, fig. 16; Belli D'Elia 1988; De Jat-ta s.d., pp. 26-29. (M.M.L.) |


