ic_dipuglio_16 Madonna con Bambino

NO TRANSLATION AVAILABLE

предыдущая | содержание | следующая

 

Madonna con Bambino (Madonna della Greca). Prima meta XIV sec.

 

 

Tempera su tavola, cm. 97 x 76. Putignano (Bari), Chiesa di S. Maria la Greca. Restauri: 1968, Soprintendenza di Bari (G. Nicolosi) Iscrizioni: A destra della testa della Vergine: DNI.

 

La tradizione tramanda la notizia della provenienza di questa icona dal convento benedettino di S. Stefano, sul litorale mono-politano, cui Goffredo d'AItavilla aveva donato, fra le altre terre, il Castello di Putignano. Passati nel 1317 il monastero e i suoi possedimenti ai Gerosolimitani, la terra di Putignano fu per breve tempo occupata dai Cavalieri di Malta per tornare nel 1358, per volere testamentario di Gualtie-ri III di Brienne duca di Atene e di Lecce, a far parte del feudo di S. Stefano (Sampietro).

Secondo la storiografia locale fu solo nel 1394, durante i turbinosi anni delle scorrerie turche sotto il regno di Ladislao, che la sacra immagine fu messa in salvo, insieme al reliquiario di S. Stefano e ad altra preziosa suppellettile, nella chiesetta extraurbana putignanese, che da allora si intitolo alla Madonna della Greca; nome suggerito, pare, "dallo stile della predetta tavola bizantina" (Marascelli). Di recente la Calo Mariani ha avanzato l'ipotesi del trasferimento dell'icona da Monopoli a Putignano "quando nel corso delle lotte tra Alfonso d'Aragona e Renato d'Angio, seguite alla morte di Giovanna II, il castello di S. Stefano fu occupato dai secolari e [nel 1463] gli abitanti della citta chiesero a Ferdinan-do d'Aragona che fosse trasformato in 'ho-spitium pauperum'".

Inserita oggi in una fastosa cornice marmorea settecentesca, al centro dell'oratorio sovrastante l'altare maggiore, la tavola versa in cattive condizioni nonostante l'intervento di restauro (M. D'Elia 1968) che ha solo in parte recuperato l'originaria cromia ma non l'integrita dell'immagine (il dipinto risulta tagliato e con estese lacune).

La Vergine Hodzgbztria, rappresentata quasi frontalmente mentre regge sul braccio sinistro Il Bambino, indossa un maphorion rosso bruno segnato da secche, taglienti ombreggiature scure. Dal capo un corto velo rosso vivo scende a sfiorare appena l'omero destro e lascia intravedere frammenti della cuffia azzurra. Dello stesso colore del velo sono la tunica del Bambino e Vbima-tion, cui sottili lumeggiature dorate conferiscono una lieve intonazione rosso-arancio. Egli benedice alla latina con la destra levata mentre reca nella sinistra un rotule chiuso. Entrambe le figure hanno il capo cinto da larghe aureole dorate, impreziosite da eleganti racemi giraliformi di pastiglia. Sul bordo della tavola, appena rilevato, rimangono minuti frammenti di una decorazione geometrica di vivace cromia.

L'icona, resa nota a seguito dell'intervento di restauro, e stata inizialmente accostata alle tavole tardobizantine gravitanti intorno alla Vergine della Madia (cat. n. 18) e datata ai primi decenni del secolo XIV per "la violenta deformazione del tratto, il segno legnoso e la gamma intensa del colore" (M. D'Elia 1968). Presentandola alla Mostra del '69, nel cogliere una piu diretta dipendenza sul piano iconografico dalla conver-sanese Madonna della fonte (cat. n. 19), se ne posticipava lievemente la datazione al maturo Trecento, assegnandola comunque a maestranze locali (P. e M. D'Elia 1969 e_Belli D'Elia 1988).

Singolare e il ridondante drappeggio del manto del Bambino, che sulla spalla sinistra scende in pieghe molteplici e rigonfie e che vorremmo accostare, per analogie di stile, ai pesanti, involuti drappeggi degli Apostoli (si veda in specie la figura di S. Marco), o dell'Angelo nella scena dell'An-nundazione o, infine, dei personaggi della Visitatone, nella cripta monopolitana di S. Cecilia; affreschi datati dal Lavermicocca (1977) alla meta del secolo XII o piu convincentemente al secolo XIII dal Pace, il quale vi ha intravisto "manierismi consueti alla civilta figurativa tardo comnena" (1982, p. 340).

Duplici, in linea con gran parte della produzione su tavola pugliese, le direttrici culturali cui rimanda a nostro avviso l'icona in esame, per la quale vorremmo riproporre una datazione entro i primi decenni del Trecento.

A un indirizzo di influenza che definiremmo "crociata" riconducono i nimbi decorati da racemi a rilievo, assai simili a quelli della Vergine della Madia (cat. n. 18), nei quali il D'Elia (1975) ha riconosciuto un carattere tipico delle icone latine di Terra Santa, ma che una lunga consuetudine d'uso aveva reso ormai familiare al lessico locale (Belli D'Elia 1988). Un analogo discorso vale per il particolare del rosso, vivacissimo velo poggiato sul capo della Vergine, citazione "a orecchio" di un connotato tipico della Kikkotissa cipriota, ove compare pero di traverso a coprire parzialmente il mapborion e la spalla sinistra della Vergine (Mouriki 1986). Altro esempio in area pugliese si ritrova nella Vergine in trono, frammentario affresco nella cripta di S. Nicola, a Mottola, cui un corto velo color sanguigno scende a coprire l'omero sinistro, mentre un velo trasparente copre il mapho-rion della Vergine nella Annunciazione del S. Sepolcro di Barletta.

A un ambito piu probabilmente adriatico rimandano invece le rapide pennellate bianche che sottolineano, sull'epidermide levigata del volto della Vergine, nette e dure ombreggiature sotto gli occhi e all'altezza della forcella del naso, nonche la rigidezza del segno e la violenza cromatica. Vale pertanto, anche per questa in esame, il raffronto, altrimenti proposto dalla Belli D'Elia (1988) per la Vergine di Conversano (cat. n, 19), con l'icona della Cattedrale di Zara, in cui ritroviamo, infine, lo stesso particolare del lembo della veste del Bambino trattenuto tra le dita della Vergine, presente anche nell'icona monopolitana appena citata.

Bibliografia: Sampietro 1922, p. 189; M. D'Elia 1968, p. 287, fig. 29; P. e M. D'Elia in Bari 1969, scheda n. 11; Marascelli 1969, p. 103, fig. 29; M. D'Elia 1975, p. 155; Calo Mariani 1985, p. 416; Belli D'Elia 1988.

(R.L.R.)

предыдущая | содержание | следующая