ic_dipuglio_17 Madonna delle Grazie

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Madonna con Bambino (Madonna delle Grazie). Prima meta XIV sec.

 

 

Tempera su tavola, cm. 103 x 73. Rutigliano (Bari), Chiesa Matrice. Restauri: 1969, Soprintendenza di Firenze (R. Bagnoli).

 

Iscrizioni: (Giov., Vili, 12) [Io sono la luce del mondo. Chi mi segue non procede al buio, ma ricevera luce (di vita)]".

La tavola proviene dalla cappella di S. Maria delle Grazie, dipendente dal Real Capitolo di S. Nicola di Bari, ubicata sull'antico asse viario che collegava il centro rurale di Rutigliano con Mola, il piu immediato scalo sul litorale adriatico. Il Cardassi ricorda il vivace culto locale per "l'antichissima Effige di Maria SS. sotto il titolo di Beata M.a Vergine delle Grazie" accanto a quello per la Vergine "sotto il titolo di Mater Domini [dipinta] nello stile di quella che rappresenta la Madonna delle Grazie", ancora al suo tempo venerata in un'altra cappella rurale rutiglianese e di cui non si ha piu traccia.

L'icona raffigura la Vergine con il Bambino secondo il tradizionale tipo iconografico de\\'Hodigbitria: la Madonna con mapho-rion azzurro incrociato orlato d'oro, e veste rossa rifinita allo scollo da un piccolo nastro chiuso a fiocco, regge saldamente sulla sinistra il Bambino, indicandolo con la mano destra levata. Questi, con veste bianca e bimation rosso solcato da sottili lumeggiature dorate, benedice alla greca reggendo con la mano sinistra un cartiglio spiegato su cui a lettere greche e dipinto un versetto evangelico (Giov., Vili, 12). E probabile che originariamente il fondo fosse campito uniformemente d'oro, di cui restano minuscoli frammenti vicino al mapho-rion della Vergine.

La tavola e stata citata per la prima volta dal Garrison (1951) quale "replica esatta della Madonna di Monopoli, forse ancora del quattordicesimo secolo". Presentata alla Mostra del '69, mentre se ne denunciava il pessimo stato di conservazione e le estese ridipinture e se ne ribadiva il collegamento con l'icona monopolitana, di cui sarebbe "derivazione tarda per caratteri espressivi fortemente accentuati", si coglievano gia assonanze e influssi piu dichiaratamente balcanici (P. e M. D'Elia, Borraccesi). Nel suo ultimo intervento, la Belli D'Elia ha riproposto di raggruppare questo e altri esemplari presenti nel sud-barese attorno alla Madonna della Madia (cat. n. 18), a riprova dell'esistenza "di botteghe locali che operano in momenti diversi e con diversi referenti", in stretta assonanza con la produzione propriamente dalmata trecentesca, quali la tavola delle Benedettine di Zara, la Madonna di Burano, il trittico con la Vergine, S. Francesco e S. Nicola al Museo Archeologico di Spalato: tutte espressioni di quell'"adriobizantinismo" felicemente individuato dal Gamulin (1971). In ambito locale, il riferimento piu immediato sul piano iconografico e senza dubbio l'icona monopolitana cosiddetta della Madonna dello Zaffiro (cat. n. 24), dalla quale la nostra non sembra necessariamente dipendere. Significativi particolari ci inducono infatti a postdatare almeno alla meta del Quattrocento la tavola di Monopoli -(cat. n. 24), mentre innegabili tangenze si possono rilevare tra questa in esame e l'icona conver-sanese della Vergine dell'isola (cat. n. 31), che abbiamo ricondotto entro la prima meta del secolo XIV: identici sono infatti il marcato segno scuro di contorno, le lunghe mani dalle unghie tornite, i nasi carnosi, la particolare conformazione delle labbra, le ampie e profonde orbite oculari, nonche le lineari eleganze formali, si da far pensare, se non allo stesso artefice, senza alcun dubbio all'attivita di maestranze operose nella stessa bottega locale.

A una datazione entro la meta del secolo XIV conducono infine le forme grafiche che compaiono sul cartiglio, ove l'errore di trascrizione conferma la presenza di un artista locale incapace di comprendere esattamente la lingua greca a lui estranea.

Bibliografia: Cardassi 1877, p. 318; Garrison 1951, p. 302; P. e M. D'Elia 1969, scheda n. 18; Borraccesi 1984, p. 27, fig. 1; Belli D'Elia 1988.

(R.L.R.) * Sta per nEPinATHCH. La trascrizione e la datazione delle forme grafiche in questa e nella scheda n. 31 sono a cura di F. Magistrale.

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