ic_dipuglio_20 S. Nicola pellegrino
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S. Nicola pellegrino e storie della sua vita. Fine XIII - inizi XIV sec.
Tempera su tavola, con tela interposta, bordo rilevato a formare cornice, cm. 203 x -114. Tranм (Bari), Museo Diocesano. Restauri: 1942, Soprintendenza di Bari (Raffaldini-Stefanoni); 1942, Colarieti Tosti; 1964, Soprintendenza di Firenze; 1978, Soprintendenza di Bari (Michele Giove).
Pressochй inesistenti le notмzie relative alla tavola, prohabilmente collocata sin dall'origine nella Cattedrale di Trani. Il restauro del 1942 (Raffaldini-Stefanoni), liberando il quadro dalle ridipinture, ne ha messo in luce il fondo d'oro. Il giovane santo, venuto a Trani da un monastero di Corfщ, vi morм nel 1094 per essere canonizzato dopo solo 5 anni, pur non consistendo in altro i suoi esercizi, che nel cantare il Kyrie eleyson. L'iconografia ufficiale, secondo la quale и rappresentato nella nostra tavola, venne definita ben presto, probabilmente sulla base dм una conoscenza diretta del giovane pellegrino. Il Paglia riferisce che al tempo di Bisantмo Lupo era visibile, nella chiesa di S. Antonio Abate, un'antica immagine che rappresentava il santo nell'atto di essere lapidato. La piu antica raffigurazione pervenutaci и la formella bronzea di Barмsano da Trani sulla porta della cattedrale (1175), che lo rappresenta con tunica corta, piedi nudi, scarsella a tracolla e lunga croce. D'altro canto precisi riferimenti al vestiario sм trovano nelle fonti scritte: si veda la Vita vel obмtus S. Nicolai Peregrini scritta da Adel-ferio, testimone oculare dei fatti narrati (Ughellм, VII, coli. 895-900). L'icona, per la sua monumentalмtа e per la disposizione delle scene sui due lati, si accosta alla pala d'altare di tradizione occidentale. Al centro domina la figura del santo (nella fascia centrale in gran parte di restauro), che occupa uno spazio tisicamente definito dal pavimento. Il volto, di pronunciata forma ovale, и caratterizzato da una folta capigliatura che ne evidenzia la fronte bassa. L'aureola, realizzata in pastiglia, ricorda, in forma piщ regolare, il motivo ondulato con foglie cuoriformi presente nell'icona della cniesa di S. Ruggero a Barletta (cat. n. 13). Le sedici scene della vita, disposte ai lati, sм offrono a una lettura dall'alto verso il basso; sono distinte da tituli in latino vergati in bianco sulle bande rosse che fungono da cornice alle singole rappresentazioni, tranne quelli del primo registro, vergati in rosso su fondo d'oro. Le lettere presentano una alternanza di maiuscole e minuscole caratteristica della scrittura che si afferma a partire dalla seconda metа del XIII secolo. Nel primo riquadro и rappresentato il rito prima della partenza in pellegrinaggio. La seconda scena raffigura l'arrivo a Tarante. Il riquadro и diviso in due parti: nella zona superiore il santo и a bordo di una nave; in quella inferiore, ambientata sullo sfondo di una porta e di alcuni edifici, и nell'atto di benedire un gruppo di persone. Segue, sullo sfondo della porta ai Trani, l'episodio di Nicola che offre della frutta ai fanciulli. Quindi, l'incontro con l'arcivescovo Bisanzio. Seguono gli episodi della malattia del santo e delle esequie, fino a giungere al terzo registro di destra, in cui и rappresentato il papa Urbano II nell'atto di consegnare all'arcivescovo Bisanzio la bolla della canonizzazione. Quindi, il riquadro in cui Nicola libera i reclusi. Segue uno dei prodigi attribuiti al santo, riguardanti il salvataggio di navi in pericolo di naufragio (entrambi sono descritti dal Diacono A-mando) (AASS, 1695, e. 248). La narrazione si conclude con le scene relative alla traslazione del corpo del santo (che, secondo la testimonianza di Amando, ebbe luogo il 5 ottobre 1143 durante l'episcopato di Bisanzio junior); quindi l'apparizione e i pellegrinaggi alla tomba. Le scene si dispongono su fondali architettonici contraddistмnti da toni caldi e tenui, giocati sui rosa e i verdini. Briosa la narrazione, pur nella povertа dei temi agiografi-ci, siglata da una scrittura pittorica a rapidi tocchi di pennello e da spigliate lumeggiature. La materia, sottile e fluida, si addensa, su alcuni volti, in larghe campiture bianche, con effetto "maschera" dai toni grotteschi. Del tutto originale il modo dм profilare in rosso le figure. Scoperta dal Salazaro, e ritenuta da questi opera genericamente bizantina, in relazione con le due tavole agiografмche dм Bisce -glмe, la tavola и stata inizialmente associata, pur se in forma dubitativa (Van Marle, Barbacci) alla produzione toscana. Ritenuta di scuola pugliese dall'Ortolani e dal Gar-rison (che per primo la distмngue dalle tavole di Bisceglie) и stata accostata dai D'Elia (1969) all'ambiente bizantino adriatмco del Trecento inoltrato. Di recente la Belli D'Elia ha proposto una identitа di mano con l'autore della monumentale icona della Vergine proveniente dalla chiesa di S. Margherita di Bisceglie, ora nella Pinacoteca di Bari (cat. n. 28). Come giа notato dal D'Elia (1964), i rapporti con le altre raffigurazioni del santo in territorio pugliese (Massafra, cripta della Candelora; Bisceglie, chiesa dм Santa Maria di Giano) "vanno intesi nel senso dм una derivazione di quelle pitture dalla tavola". bibliografмa; Paglia 1700, pp. 40-41; Ughelli 1721, v. VII, col. 885; Salazaro 1877, p. 12; Di Jorio 1879; Magnifico 1879, p. 133; Bertaux 1904, pp. 153, 361-364; Capozzi 1915, pp. 44-47; Salmi 1919 a, p. 152; Van Marle, V, 1925, pp. 384-386; Barbacci 1942, p. 153, figg. 17-21; Ortolani 1948, pp, 305-306. figg. 8-9; M. D'Elia in Bari 1964, pp. 39-40, fig. 44; Kaftal 1965, coli. 326-329; Ronchi 1967, fig. 22; P. e M. D'Elia 1969, scheda n. 11; Ronchi 1972, fig. 29; Guillou 1976, p. 394; Ronchi 1976, pp. 179-232; Frinta 1981, p. 339; Ronchi 1983 b, pp. 146-147, fig. 13; Belli D'Elia 1988. (M.M.L.) |


