ic_dipuglio_21 Madonna con Bambino
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Madonna con Bambino. Primi XIV sec.
Tempera su tavola, cm. 115 x 80. Bari, Pinacoteca Provinciale. Restauri: 1971-72, Soprintendenza dм Bari.
L'icona и documentata dallo Schulz, ancora nel 1860, sull'altare della chiesetta biscegliese di S. Margherita fondata, sullo scorcio del secolo XII, da Falco, figlio di Giovanni Giudice della corte imperiale, appartenente alla nobile famiglia Falcone, ritenuta di origine greca (SarnelH 1693). Restaurata una prima volta nel 1919 (Co-larieti Tosti), poi ancora tra il 1971 e il 1972, pur nella precarieta dello stato di conservazione in cui e giunta sino a noi (dilavamento pur se non generalizzato della pellicola pittorica che lascia affiorare, specie nei volti, il disegno preparatorio, perdita dei passaggi cromatici, ampie lacune}, e possibile rilevarne oggi alcuni particolari, soprattutto nella fascia perimetrale, praticamente illeggibili prima dell'ultimo restauro. La Vergine, presentata in rigida posizione assiale, a parte il lievissimo scarto della testa, reca saldamente seduto sul braccio sinistro il Bambino, non piu infante, di cui stringe con la mano destra una caviglia. Questi benedice alla latina e reca nella mano sinistra un rotolo, poggiato sul grembo. La Madonna indossa su di una rigonfia cuffia bianca un ampio maphorion color granata, solcato da veloci, ampie pennellate chiare. Il Bambino, a gambe nude e con i piedi calzati, reca su di una veste intima velata una sopravveste verde spento dalle ampie maniche, illuminata dagli stessi rapidi tocchi chiari, e un panno marrone attorno alla vita che gli scende fin sulle ginocchia, sorretto da due bretelle disposte a V, probabilmente in origine ricamate come l'alto polso della manica destra della Vergine. Tutt'attorno si dispongono una serie di figure, estremamente frammentarie: in alto, a destra e a sinistra, due angeli turiferari, a mezzo busto, che sembrano fuoriuscire da dense nubi; ai lati (tre per lato?) alcune figure stanti, olosome, fra cui si distinguono solo la prima a destra avvolta in un ampio manto e recante un rotulo chiuso, e quella sottostante, nimbata, con veste blu e manto rosso; a sinistra una figura con omopbo-rion crocesignato. In basso infine due figure muliebri, inginocchiate in atteggiamento orante, con copricapi bianchi, vesti rosso scuro e lunghi manti con bordura chiara. Il fondo, in cui la quasi totale perdita dell'oro rivela l'imprimitura a gesso, e uniformemente campito da un reticolo regolare disposto in diagonale, realizzato a punzone, entro le cui maglie sono incisi grossi fiori quadripetali, motivo che si ritrova analogo nella piu tarda tavola processionale barlettana (cat. n. 35). Notata, come si e detto, dallo Schulz, e stata citata brevemente da Perotti, Toesca e Cosmai; nel 1964 il D'Elia, ipotizzandone una derivazione adriatica, ne sottolineava l'unicita iconografica e stilistica rispetto alla restante produzione pugliese, a parte alcune "affinita tipologiche con il S. Nicola pellegrino di Trani" (cat. n. 27). Ulteriori possibili agganci sono stati via via proposti con gli affreschi della cripta di S. Giovanni a Monterrone a Matera e con i SS. Nicola Pellegrino e Stefano della cripta della Candelora a Massafra (Belli D'Elia 1971; Ead. 1972 a; M. D'Elia 1975); e ancora con le icone agiografiche di S. Margherita e di S. Nicola oggi nella Pinacoteca di Bari (cat. nn. 25-26), fermi restando I puntuali, convir-centi rimandi alla gia citata tavola tranese, tali da consentire, assai di recente, la proposta di una vera e propria identita di mano (Belli D'Elia 1988). Quanto al tipo iconografico, la Belli D'Elia, nella stessa sede, ne ha notato le affinita col gruppo facente capo alla famosa Madonna di Andria (cat. n. 3), contraddistinto dalla posizione del Bambino, generalmente sorretto dalla Vergine con entrambe le mani. La variante delta mano sinistra della stessa che va a stringere la caviglia del Bambino, incrociandosi di sotto alla sua gamba sinistra, gia rintracciata in un'icona di Ochrida del XII-XIII secolo (P. e M. D'Elia 1969), e stata ricondotta a episodi di cultura figurativa monumentale, quali i mosaici in S. Maria della Libera ad Aqui-no, di Porta Panaghia presso Trikala, in Tessaglia e della lunetta della Cattedrale di Monreale, databili tra XII e XIII secolo. Rimandi, questi, alla produzione musiva, che i singolari caratteri di assialita e mo-numentalita delle figure consentono di mol-tiplicare: si vedano ancora le raffigurazioni del perduto Katholikon della chiesa della Dormizione a Nicea, del sec. X (Laza-rev 1967, fig. 188) e il mosaico di Kilanda-ra sulTAthos (Kondakov, p. 197, fig. 90), a conferma di un meccanismo di trascrizione su tavola di modelli musivi di area essenzialmente greca. Se la presenza dei due arcangeli Michele e Gabriele alle estremita superiori, accompagnatori usuali delle raffigurazioni della Madre di Dio, e un fatto ricorrente anche nel panorama delle tavole pugliesi, singolare — se si escludono gli analoghi episodi della ca-nosina Madonna della Fonie (cat. n. 7) e della Vergine di Siponto (cat. n. 4) — e la raffigurazione dei profeti che (al pari del collegio degli Apostoli, nel caso delle icone di-Cristo) insieme ai santi inquadrano le immagini della Vergine; questi ultimi a ricordare Il culto personale del committente, come a Freising, Meteora, Vatopedi, al Sinai (Doufrenne 1968). Nel nostro caso, la presenza, sulla sinistra, della figura con omo-phorion crocesignato (S. Nicola?) parrebbe indicare la devozione delle ignote committenti. La foggia della veste del Bambino, trattenuta da una coppia di bretelle ricamate in tessuto diverso, replica fedelmente un modello ricondotto dal Weitzmann (1982) al-l'iconografia della Kykkotissa dell'omonimo mcnastero cipriota. Tale motivo, divenuto usuale nelle immagini delle Kikkotisse dalla fine del secolo XII in poi, insieme alla corta tunica — quest'ultima probabilmente in dipendenza da contesti narrativi quali la Presentazione al tempio (Mouriki 1986) — e stato rintracciato in modelli ci-lici che evidentemente circolavano nelle officine cipriote e sinaitiche, quali la miniatura con la Vergine in trono della collezione Stoclet a Bruxelles databile al 1270 (Pace 1983, p. 7). Cio spiega la sua vasta diffusione anche in contesti iconografici diversi, quali la Vergine Arakiotissa di Lagoude-ra e il mosaico ai Monreale (Mouriki 1986), le Madonne di Giusto da Siena, che hanno fatto pensare a una origine italiana del modello (Der Nersessian 1970), la Madonna in trono gia in collezione Kahn a Washington, cucila del monastero delle Vergini a Cosen-2a (cat. n. 29), fino ai numerosi esempi che abbiamo rintracciato in territorio apulo-lucano: icone — Madonna della Fonte, ancora a Conversano (cat. n. 19) e Madonna del Terremoto a Potenza (cat. n. 32) — e dipinti murali — la frammentaria Madonna in trono con teoria di santi e sante nella conca absidale del S. Sepolcro di Barletta, databile entro il primo decennio del Trecento, la tardoduecentesca Vergine in trono in S. Margherita a Mottola, la rovina-tissima Madonna in S. Girolamo a Palagia-nello. Tale precoce adozione di piu noti modelli in contesti peraltro assai diversificati, conferma la piena partecipazione del territorio in esame a fatti e avvenimenti di vastissima estensione (Belli D'Elia 1988). Bibliografia: Schulz 1860, p. 96; Perotti 1920, I, pp. 14-15; Toesca 1927, II, p. 1032; M. D'Elia in Bari 1964, pp. 40-41; Cosmai 1968, p. 249; P. e M. D'Elia in Bari 1969, scheda n. 11; Belli D'Elia 1971, pp. 632-633, fig. 5; Ead. 1972 a, p. 28; M. D'Elia 1975, p. 160; Guillou 1976, p. 313; Belli D'Elia 1988. (R.L.R.) |


