ic_dipuglio_22 Madonna con Bambino
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Giovanni da Tarante ? (doc. 1304). Madonna con Bambino. Fine XIII - inizi XIV sec.
Tempera su tavola, cm. 78 x 58. Cosenza, Chiesa del Monastero delle Vergini. Restauri: 1973, Soprintendenza di Cosenza (Raffaele Gallo).
L'opera и conservata nella chiesa annessa al monastero delle Vergini, edificato nel 1515-16. In esso vennero trasferite le monache – e pertanto, si puт ritenere, anche i beni patrimoniali – di due o forse tre conventi della cittа: S. Maria della Motta, S. Maria De Medio Domini Aegidii e, probabilmente, S. Maria dei Martiri a Mendici-no (Andreotti 1869, II, pp. 194-195; Russo 1958, p. 361). Risulta chiaro che l'icona, cronologicamente antecedente all'edificio in cui и attualmente collocata, apparteneva a uno di questi conventi, probabilmente – a detta della letteratura locale – quello De Medio Domini Aegidii, citato come fiorente nel corso del Duecento. Dell'icona non si fa cenno in nessuna delle storie di Cosenza; solo rapide annotazioni, inoltre, compaiono in opere relativamente recenti, a carattere divulgativo o con scopi di catalogaziene generale (1933, 1934, 1972). In queste l'immagine и citata come Madonna del Pilerмa ma – и bene precisarlo – questo titolo и specificamente legato all'icona custodita nella Cattedrale di Cosenza, sede dell'eponмmo culto dмffusosi a partire dal 1576-77 (Caruso 1985, pp. 3-13), che non viene mai registrato per 1 i-cona della chiesa delle Vergini. Il restauro del 1973 ha risolto i problemi connessi alla conservazione del supporto tramite un semitransfert (assottigliamento delle assi e incollaggio su un pannello dм multistrato) e provveduto alla pulitura e alla ricomposizione dell'unitа figurativa, lacerata in piщ punti (connessura delle assi) da estese lacune interessanti lo strato pittorico. Il manufatto и eseguito a-tempera su di un supporto ligneo, presumibilmente abete, composto da tre assi. Proporzionati nimbi a rilievo, con motivo decorativo quadrettato, circondano il capo della Vergine e del Figlio. Le figure si stagliano su di un fondo le cui tracce di colore sembrerebbero attestare l'assenza di una doratura originaria, forse limitata alle sole aureole, da quel che si puт inferire dai considerevoli resti presenti su quella del Bambino. La Madre, dalla testa – volumetricamente marcata – reclinata, indossa un mapho-rмon amaranto, bordato da una striscia chiara, dal quale fuoriescono le maniche della tunica azzurro pervinca, strette al polso da una doppia striscia scura, e la cuffia che le cinge Мl capo. Sul maphorion appaiono due rosette, elaborazione delle stelle verginali di Maria o, piщ semplicemente, decorazione del manto. La Vergine accoglie fra le braccia, poggiandogli la destra sull'omero e indicandolo con la sinistra, il Cristo Bambino, che stringe nella sinistra il rotule dell'Evanghelion e atteggia la destra nell'atto della benedizione. Questi viene raffigurato eretto, con un'accentuazione dei valori plastici nelle ombre dense e nel volume cilindrico del corpo. Vo-lumetricitа sottolineata dall'alta fascia del-Vhimation rosso, macchiato d'azzurro. Pur rivelando una salda conoscenza degli antefatti bizantini, l'icona si indirizza verso una piщ sciolta e fresca immediatezza espressiva, riproponendo il tipo dell'Hodi-ghitria, benchй il gesto della Vergine, libero da implicazioni dottrinali, si umanizzi nell'abbraccio. L'opera ha avuto la sua prima presentazione critica nel 1978 da parte della Di Dario Guida che, datandola sul finire del XIII secolo, l'ascrisse "alla primitiva fase bizantina del probabile Giovanni da Taranto". L'attribuzione, ribadita ancora successivamente (1983, 1984), и attendibile, specie considerando i rimandi che si possono istituire col trittico raffigurante S. Domenico e storie della sua vita delle Gallerie di Ca-podimonte a Napoli, sul quale il Bologna fonda la sua ricostruzione della personalitа del pittore (Bologna 1969, pp. 59-60). Interessante и la proposta cronologica formulata per la nostra tavola, in relazione al percorso culturale del pittore e in rapporto t;on l'icona giа a Bitonto (cat. n. 30). E comunque importante sottolineare la stretta accezione pugliese della tavola cosentina – peraltro attenta alle novitа registrate a Napoli nel perмodo .svevo e protoangioino (Bologna 1969, Rotili 1978, p. 108) – che testimonia, nel complesso intreccio della cultura calabrese d'etа medievale, М legami della regione con la Puglia, ancora da definire a livello storico. Bibliografia: Minicucci 1933, p. 70; Cappelli 1934, pp. 152-153; Barillaro 1972, p. 116; DМ Dario Guida in Cosenza 1976, p. 191; Di Dario Guida 1978, p. 21; Guida Tei Basilicata e Calabria 1980, p. 431; Di Dario Guida 1983, p. 147; Di Dario Guida 1984, p. 99; Belli D'Elia 1988. (G.L) |


